Comunità e teatro: il cantiere della Biennale College

Cosa è una comunità? Un gruppo di persone legate da valori, esperienze, storia, prospettive comuni. In ecologia – cito da Wikipedia – indica un insieme di organismi che condividono lo stesso ecosistema. Ed è interessante questa connotazione ambientale: per il giardiniere filosofo francese Gilles Clément è importante il concetto di “terzo paesaggio”, ovvero quegli ambienti naturali incolti, spesso abbandonati, marginali, in cui non è intervenuto l’uomo con la sua antropomorfizzazione della natura. Dunque non alberi perfettamente potati, ma rovi e sterpi: qui, al ciglio delle strade, nei burroni, nel “terzo paesaggio” – dice Clément – fiorisce la biodiversità. Si moltiplicano le specie naturali, le piante crescono rigogliose, libere e forti. Mi piace pensare che – in qualche modo – la Biennale College sia una sorta di terzo paesaggio. Nella marginalità degli ambienti dell’Arsenale fervono le biodiversità: artistiche, dunque teatrali, ma anche identitarie. “Cosa è l’identità?” si chiede Falk Richter, ponendo la domanda a base del suo laboratorio. E la questione sembra essere oggi più che mai fondante, tanto da attraversare più o meno tutti i laboratori di questa Biennale 2014, declinata in modalità diverse – ad esempio Mark Ravenhill si chiede se è possibile ridere di Ibsen, ponendo come base della sua riflessione il fondamentale saggio di Bergson sul riso.

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Allora con questa comunità di uomini e donne di teatro, provenienti da tutto il mondo, proviamo a discutere, utilizzando gli strumenti dei social network. Comunità in una comunità, marginalità e interrelazione, dialogo e invenzione, prospettive e analisi: dal micro al macro, allora, cercando di fare di questa comunità raccolta a Venezia per la Biennale College una occasione di riflessione ampia, di scambio di opinioni e di visioni. Perché, poi, alla fine, la parola identità coinvolge e travolge gli stessi punti “fermi” del teatro: cosa è oggi la regia? Mentre si parla di post-regia o di “regia debole”, la Biennale ospita maestri di generazioni e scuole diverse, ma “fortemente” registi: Lluis Pasqual, Oskaras Korsunovas, Antonio Latella, Falk Richter. Ma anche ecco forme “ibride”, collettive che applicano la prospettiva registica in derive più ampie, contaminate nel sociale o nelle altre arti: Blitz Theatre, Ricci/Forte, Sr. Serrano, La Zaranda, Carrizo… E se pure la “drammaturgia” oggi si apre a prospettive articolate e complesse (che fine ha fatto il “personaggio”?) ecco sbarcare a Venezia autori a tutto tondo come Ravenhill, LaBute, Calvani, Fillion e artefici di drammaturgie sceniche come Fabrice Murgia. Il programma firmato da Àlex  Rigola per questa Biennale 2014 è dunque complesso specchio di un tempo fluido, aspro, irrisolto: è volontà di ricerca, di apertura, di trasmissione di saperi e confronto. Maestri e allievi, dunque, assieme in questo terzo paesaggio, per capire – sostanzialmente – chi siamo.

[Andrea Porcheddu]

[ph Ilaria Scarpa]

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