Intervista a Blitz Theatre Group

Blitz Theatre Group, compagnia greca nata nell’ottobre 2004 ad Atene dall’incontro tra Aggeliki Papoulia, Christos Passalis e Giorgos Valais, è a Venezia in residenza. Lo studio, titolato 6 a.m. How to disappear completely, andrà in scena questa sera all’Arsenale, al Teatro alle Tese.

Cos’è per voi una residenza, come lavorate e che metodo utilizzate?

È la prima volta che ci troviamo a lavorare come compagnia di residenza. È molto interessante perché si tratta di un lavoro concentrato in pochi giorni, un tempo davvero ristretto: noi siamo qui a Venezia per soli cinque giorni. Ciò cambia in parte il nostro metodo di lavoro, che di solito prevede uno sviluppo di alcuni mesi. L’obiettivo è quello di individuare e analizzare una serie di elementi e scegliere quali di questi possono reggere e andare a comporre lo spettacolo finale.

Siamo al lavoro su uno spettacolo che andrà in scena ad Atene fra alcuni mesi. Quello che si vedrà qui a Venezia sarà il risultato dello studio su quella che sarà la prima parte di questo progetto.

 

Un aggettivo per descrivere cosa deve avere un attore per poter lavorare con voi?

Noi siamo una compagnia sempre aperta all’ingresso di nuovi attori. Un attore deve fondamentalmente essere per noi una persona interessante, prima che un attore interessante. Ognuno del nostro gruppo porta un contributo fondamentale, il suo vissuto e la sua esperienza di uomo nella costruzione dei nostri spettacoli. Questo è quanto ci interessa: persone che abbiano qualcosa da dire e che siano flessibili, non solo nel corpo ma nello spirito, nella capacità di trovare modi di esprimersi e di vivere nel mondo.

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Con quale degli altri artisti presenti alla Biennale Teatro vi piacerebbe collaborare?

Abbiamo incontrato e conosciuto molti degli artisti presenti quest’anno ma non di tutti abbiamo avuto modo di vedere spettacoli o performance. Sicuramente tra questi amiamo molto il lavoro di Gabriela Carrizo e Peeping Tom, ci piacerebbe collaborare con loro.

 

Com’è la situazione teatrale nel vostro paese e cos’è successo di rilevante nell’ultimo anno?

Fare teatro in Grecia negli ultimi anni è difficile e stimolante al tempo stesso. Noi abbiamo cominciato con autoproduzioni a basso budget e successivamente, per un certo periodo, abbiamo potuto accedere a finanziamenti pubblici. Finanziamenti che sono stati tagliati negli ultimi cinque-sei anni pressoché completamente. Il vivere in uno stato di crisi apre, in una certa misura, alla possibilità di trovare nuovi modi di espressione e di produzione. La crisi non deve assolutamente essere l’unico punto di discussione, il teatro si continuerà a fare finché esisterà anche un solo spettatore. La verità è che in questo momento il teatro in Grecia sta attraversando, dal punto di vista artistico, un buon momento, a discapito delle difficoltà oggettive che continuano a esserci.

 

Che tipo di comunità è quella del teatro?

Non crediamo che fare teatro renda necessariamente una persona migliore. Ci sono un sacco di brutte persone che fanno begli spettacoli. Ma siamo convinti del fatto che il teatro sia una comunità che condivide dei valori importanti. A cominciare dal modo di relazionarsi all’interno di un gruppo di lavoro come può essere il nostro, senza volersi elogiare che non è mai giusto, dove ognuno porta il proprio personale modo di affrontare la vita e lo mette in relazione con quello degli altri. Pensiamo però anche che questo tipo di comunità, con i suoi valori condivisi, non sia molto ampia: davvero in Grecia forse parliamo di una cinquantina di persone!

 

Perché fate teatro?

La risposta anche se non sembra è facile: facciamo teatro perché è quello che abbiamo sempre voluto fare, il nostro modo di affrontare in maniera creativa, espressiva e produttiva, la difficoltà quotidiana del vivere. Non avremmo potuto davvero fare altro. Crediamo che sia, per noi, il modo migliore in cui impiegare il nostro tempo, non solo quello lavorativo. E poi è un ottimo impiego: il lunedì è libero e si può dormire fino a tardi.

 

[Giacomo Lamborizio]

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