Residenze teatrali tra confronto e persone

Il nutrito programma di Biennale College Teatro 2014 propone ogni sera un incontro con i protagonisti del festival – maestri, Leoni, compagnie residenti – aperto a studenti, addetti ai lavori e appassionati di teatro. Hanno rotto il ghiaccio gli artisti residenti. In poco più di un’ora, all’interno del Teatro Piccolo Arsenale, Blitz Theatre Group, La Zaranda, Gabriela Carrizo, Stefano Ricci della compagnia Ricci/Forte, Agrupación Sr. Serrano, Marco Calvani, Nathalie Fillion e Neil LaBute hanno risposto alle domande poste dal moderatore del talk Andrea Porcheddu, dagli spettatori e a quelle arrivate via social network dalla Biennale Theatre Community (facebook: http://www.facebook.com/biennaletheatrecommunityworkshop; twitter: @BiennaleTC). Se il teatro sempre più si sta affermando in luoghi solitamente non preposti allo spettacolo dal vivo – e questa edizione di Biennale College ne è un esempio lampante, con i suoi palchi ritagliati nella mostra della Biennale Architettura nell’Arsenale – il dialogo, invece, assume il peso specifico di una performance. La conferenza si svolge sul palco di un ex cinema, divenuto teatro, che era una fabbrica di navi da guerra. Biennale Architettura e Biennale Teatro si fondono: non si riflette solo sugli spazi teatrali contemporanei, con il laboratorio dello scenografo tedesco Jan Pappelbaum, ma si mette anche in pratica questa tendenza alla commistione di luoghi. Alle compagnie residenti viene chiesto di interrogarsi su contemporaneità e realtà e sul rapporto tra residenza e creazione. Pur trattandosi di artisti provenienti da paesi diversi (Grecia, Spagna, Argentina-Belgio, Italia, Francia e Stati Uniti), che utilizzano linguaggi diversi e con le loro diverse peculiarità emergono necessità e sentimenti comuni. La residenza, fondamentale anche per chi in realtà un suo spazio lo possiede, è per tutti un luogo privilegiato di creazione e silenzio, un punto fermo in cui ritrovarsi, che Stefano Ricci definisce poeticamente come uno spazio protetto in cui costruire fantasmi. Per gli spagnoli Agrupación Sr. Serrano “residenza è l’unico modo di lavorare: permette l’immediato confronto con il pubblico”, mentre per Gabriela Carrizo il confronto delle residenze è “prima di tutto tra punti di vista differenti”. Dalle parole di attori, registi e drammaturghi emerge però un’altra necessità forte: con chi condividere questo spazio. Sorta di spinta rinascimentale al tramonto di un medioevo 2.0, torna al centro la persona. Non importa il luogo in cui si fa teatro, non importa se la commistione è anche tra le arti – video, musica, danza, performance – la richiesta è di potersi confrontare con persone interessanti, prima che attori ideali, impiegare tempo prezioso con persone con cui comunicare (Blitz Theatre Group) e condividere il piacere della scoperta con persone di cui fidarsi (Stefano Ricci), con chi umilmente cerca il teatro (La Zaranda). Marco Calvani, riprendendo il discorso di Fabrice Murgia alla premiazione del Leone d’Argento, ribadisce che il mondo gira troppo velocemente per essere rappresentato. Meglio allora, concentrarsi sull’essere umano, ritrarlo attraverso la parola, che –per Nathalie Fillion – apre porte e fa diventare il teatro il luogo dell’alterità.

[Alessia Calzolari]

[ph Ilaria Scarpa]

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