Monditalia, dove le arti dialogano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Fundamentals. La 14. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Rem Koolhaas spinge alla ricerca delle fondamenta, delle origini: in “The Elements of Architecture” al Padiglione Centrale, sicuramente più interessante per gli addetti ai lavori, analizza e ripercorre la storia degli elementi che compongono gli edifici, mentre nel progetto “Absorbing Modernity 1914 – 2014” ai Giardini e all’Arsenale, Koolhaas invita i 65 Paesi partecipanti a ripercorrere la propria storia e indagare il processo di modernizzazione del proprio Paese. Non più celebrazione del contemporaneo ma analisi delle storie di ognuno.

Le Nazioni coinvolte presentano installazioni molto coinvolgenti per il visitatore con carrellate di rari e preziosi contributi storici (fotografie, disegni, plastici, collage, video, oggetti, ricostruzioni) frutto di profonde ricerche che mostrano il cambiamento storico e politico, la metamorfosi urbanistica, industriale e degli spazi privati per arrivare ai contributi odierni fino alle utopie. Insieme a questo catalogo mondiale della storia dell’Architettura, ben si sposa anche il progetto Monditalia realizzato all’Arsenale dove sono presentati 41 progetti di ricerca sull’Italia, il Paese ospite, considerato “fondamentale” come esempio e riferimento per gli altri, mettendone in luce tutti gli aspetti storici o poco conosciuti e purtroppo spesso anche poco lusinghieri.

Ricerca e storie. Due aspetti molto cari a Koolhaas, responsabile della creazione di grandi opere architettoniche e teorico, che ha intrapreso la carriera di giornalista e sceneggiatore prima ancora di diventare una famosa archistar.

Un uomo poliedrico che costruisce una Biennale poliedrica, multidisciplinare e innovativa inglobando in Monditalia le altre Arti: gli spazi delle Corderie dell’Arsenale sono infatti progettati per ospitare anche il Teatro, la Musica, la Danza e il Cinema.

Spazi di ricerca, di innovazione e di storie. Lo spazio che è il denominatore comune a tutte le Arti, le ingloba completamente all’interno della Mostra dedicata all’Architettura.

In questo ambiente ben si intersecano i contributi della Biennale Danza dello scorso giugno diretta da Virgilio Sieni che anima gli spazi espositivi con azioni di danza e con musiche realizzate in collaborazione degli artisti della Biennale Musica. Il Cinema invade il percorso espositivo con numerosi schermi: Alberto Barbera, direttore del settore, propone oltre settanta frammenti di film che riportano l’Italia e la sua storia, restituendo con evidenza l’evoluzione di strutture urbane, spazi naturali, industriali.

L’aspetto più evidente e che più colpisce sono gli spazi per la scena costruiti proprio all’interno delle Corderie. Scena ed esposizione sono così profondamente interconnessi. Si respira un’aria di arte totale. I visitatori attraversano le sale passando sotto le gradinate o incrociando fessure che rivelano le compagnie in prova o piccole sale regia. I visitatori sono sorpresi e si soffermano incuriositi e increduli di trovarsi improvvisamente davanti a un piccolo teatro abitato da attori. Il direttore della Biennale College Teatro, Alex Rigola, ha ben accolto l’opportunità destinando questi spazi a residenze per compagnie teatrali internazionali: Blitz Theatre Group (Grecia), La Zaranda (Spagna), Gabriella Carrizo (Cordoba – Argentina), Ricci Forte (Italia), Agrupacion Sr. Serrano (Spagna), Marco Calvani (Italia) – Nathalie Fillion (Francia) – Neil Labute (USA).

Le compagnie sono invitate a lavorare una settimana a un nuovo progetto artistico al termine del quale è previsto un confronto con il pubblico. È quello che è già accaduto le scorse sere con Blitz Theatre Group e La Zaranda che hanno mostrato il frutto della loro ricerca. È affascinante entrare di sera in uno spazio museale chiuso per assistere a uno spettacolo, a un altro rito. Lo spettatore/visitatore, come per la mostra di Architettura, assiste di nuovo a un lavoro di ricerca, a una sfida, a un atto sperimentale, che fa nascere curiosità e nuove domande.

Una sfida che riguarda prima di tutto le compagnie in residenza che hanno solo sette giorni per formalizzare un primo frammento del proprio lavoro e aprirlo al dialogo con il pubblico.

Il progetto della Biennale College si fonda profondamente su questo aspetto e in linea con la provocazione di Koolhaas, anche per Rigola e gli artisti da lui coinvolti, è importante tornare alle fondamenta: le parole più ricorrenti durante i convegni della Biennale Collage Teatro sono state infatti creazione, ispirazione, ricerca, dialogo. Tutte le Arti della Biennale sono chiamate a interrogarsi sui Fundamentals.

[Cristina Pileggi]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...