A fil di spada. La pedagogia combattente di Antonio Latella

Passo avanti – passo indietro – schivo – passo indietro – passo avanti. Questo è il mantra incessante, la formula rituale in cui ad ogni parola corrisponde una posizione del fioretto, che il maestro Francesco Manetti non si stanca di ripetere agli attori in prova, impegnati a cimentarsi – molti per la primissima volta – con gioie e dolori del combattimento scenico.

La scena è potente e surreale: sedici attori e attrici impugnano la propria spada e la maneggiano, su una pedana, all’interno della Biblioteca ASAC della Biennale, che con i suoi arredi rossi, disegna una modanatura sanguigna che incornicia l’azione. Sul filo della lama affilata dei “ferri” si sviluppa infatti la traiettoria del workshop Touché di Antonio Latella, in cui, sulla scorta di un training fisico e tecnico dai ritmi serratissimi, che prevede l’esercitazione con diversi tipi di armi da taglio e bastoni, si traduce in forma di duello – d’armi bianche e verbale – il conflittuale e irrisolto rapporto madre-figlio.
Così il popolare adagio che vuole che penna ferisca più che spada – o almeno tanto quanto – trova un’equilibrata sintesi nelle premesse pedagogiche del laboratorio condotto alla Biennale Teatro 2014 dal regista napoletano, in cui all’analisi di quattro testi che sondano le implicazioni del rapporto tra madre e figlio (Riccardo III di Shakespeare, Il Gabbiano di Cechov, Tomba di cani di Letizia Russo e Roberto Zucco di Koltès) fa da contrappunto la reinterpretazione libera e personale di quattro drammaturghi-uditori, impegnati in una quotidiana scrittura esposta alle suggestioni del lavoro fisico dei colleghi attori. L’operato degli scrittori viene poi passato letteralmente a fil di spada dagli interpreti, sia nelle letture a prima vista dei testi dei compagni con cui si apre ogni giornata di lavoro, che nella fase finale degli allenamenti. Attori ed uditori affrontano la sfida con grande spirito di corpo: il gruppo è coeso e concentrato – soprattutto nei momenti, complicati, in cui alle mosse di fioretto s’aggiungono le battute e la coordinazione talvolta viene meno –, anche se ovviamente non mancano momenti più leggeri, in cui il confronto, anche con il regista, è sorridente. E poi con una spada in mano è difficile esimersi dal concedersi qualche siparietto alla D’Artagnan o Zorro, nelle pause!

[Ph. Futura Tittaferrante]
La pratica del fioretto, l’estenuante ripetizione di tagli dritti, obliqui, difese ed affondi, diventa in questo modo un esercizio propedeutico all’edificazione della consapevolezza dell’attore, che è il nucleo fondamentale del teatro di Latella. Attraverso una nuova relazione con lo spazio, gli interpreti sono chiamati dal regista, presenza defilata ma imponente a margine del training, ad acquisire rinnovata coscienza del proprio stare, della propria presenza scenica, del proprio rapporto con gli altri attori, con il pubblico. E con la poesia dei testi, senza dubbio. Perché come schermidori dimentichi di sé, tutti concentrati sulla punta del fioretto in un atto di estrema umiltà più volte incoraggiato da Manetti, gli attori devono ‘stare’, sul palcoscenico come nella sostanza piena della parola, per restituire il cortocircuito che rende ogni grande testo drammatico contemporaneo, per restituirne senso storico e verità presente. La pedagogia di Latella intende così il senso di questo workshop, in cui le travagliate dinamiche familiari dei più differenti rapporti tra madri e figli – odiosi, incestuosi, soffocanti – si incarna letteralmente nel sudore e nella fatica dei corpi, nella precisione e nel rigore dei colpi del fioretto, nella corrispondenza piena tra realtà della vita e verità dei testi: un processo maieutico in cui nodi irrisolti si dipanano attraverso l’agone, fisico e spirituale, con la coscienza del limite. Questo è il significato del lavoro, volto a produrre, accanto all’accrescimento tecnico e professionale, l’edificazione d’un’ ulteriore possibilità d’esistenza per gli attori. Passo avanti – schivo – passo indietro. Touché.

[Giulia Morelli]

[ph. Futura Tittaferrante, Ilaria Scarpa]

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