Il campo aperto del teatro nel dialogo tra Antonio Latella e Lluís Pasqual

“Dialogo”: attraverso il discorso, i discorsi. Se non si intraprende un viaggio nella parola, nel significato, si viene meno al senso più originario e fondamentale del dialogo. Far sedere allo stesso tavolo due maestri della regia europea, due persone di formazione, generazioni, esperienze artistiche apparentemente molto diverse, come Antonio Latella e Lluís Pasqual, è stato davvero un momento in cui il dialogo ha assunto la sua forma più interessante e produttiva. Due registi “legati dall’amore per il teatro e per l’attore che è in scena”, così come sono stati presentati. E proprio da una definizione e una pragmatica della figura del regista inizia la discussione che trova i due fin da subito sorprendentemente vicini. Regia come spazio dell’interpretazione, regia come confronto e governo di energie, come artigianato, cioè prassi di lavoro e di vita che si impara da una famiglia che fa il pane (Pasqual) o lavorando come infermiere (Latella). Entrambi si pongono in decisa quanto dialettica contrapposizione all’augurio di morte dell’“attore classico” espresso da Murgia nel precedente incontro. Si parla di attori, di come lavorare con loro, di attori bravi e meno, di performer che possono non essere buoni attori e di attori che possono essere buoni performer. Soprattutto di amore per l’esperimento sempre nuovo che è l’interpretazione, il canale per far comunicare il testo, gli attori (qualunque formazione essi possano avere) e il pubblico. TalkLatellaPasqual_Lamborizio-2 Non si possono mettere porte alla campagna, ricorda Pasqual citando l’amato Garcia Lorca. E davvero il dialogo tra i due maestri diventa un campo aperto di suggestioni e stimoli, in cui non si alzano barriere, in cui ogni definizione non è un recinto ma un ponte. E proprio a proposito di collegamenti, di aperture, lo scivolare della discussione dal rapporto con i testi, e quindi con i concetti di classico e di contemporaneo, verso il problema del pubblico finisce con il regalare alcuni dei momenti più preziosi. Per Pasqual il teatro senza pubblico muore: è, in una delle similitudini colorite proposte dal maestro catalano per tutto il dialogo, onanismo e non sesso. Per questo si deve sempre avere ben in mente il pubblico, che la verità del teatro è sempre per lo meno duplice, quella della scena e quella della platea, accettando anche che queste possano essere molto distanti fra loro. TalkLatellaPasqual_Lamborizio-3 Per Latella è lo stimolo per un discorso radicale: “bisogna avere il coraggio di svuotare i teatri per trovare un pubblico nuovo, non confermare l’esistente”. Se il “teatro di ricerca”, il “contemporaneo” – con tutte le virgolette possibili riportando un dialogo che ha invalidato ogni esclusività delle definizioni – non entra nelle istituzioni, negli stabili, ma resta confinato alla nicchia, non potrà mai essere altro che un circolo chiuso dal destino segnato. E se non si corre il rischio di perdere il proprio pubblico, anche il più ampio circolo chiuso che spesso è il pubblico di un grande stabile nel nostro paese, questo non potrà mai davvero essere produttivo, emblematico, contemporaneo: cioè “capace di generare nuovi linguaggi”.

[Giacomo Lamborizio]

[ph. Giacomo Lamborizio]

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