L’arte sorridente e preziosa dell’Agrupación Señor Serrano

Si entra in salotto. L’Agrupación Señor Serrano accoglie il pubblico nella sua stanza dei giochi. Divani, un tavolo con sopra quello che a prima vista pare un modellino. Sullo schermo si proietta una partita di calcio, ma basta un’occhiata per capire che è solo il videogioco FIFA 2014. Pau Palacios dà il benvenuto, dice che assisteremo a un lavoro che non è concluso, a uno studio, qualcosa di provvisorio. Schiocco di dita e si parte. Ci si fermerà. Si ripartirà. Si tornerà indietro. Kingdom è il titolo. Max è il protagonista. Max è un omino rosso, un soldatino o un calciatore del subbuteo. L’Agrupaciòn lavora con modellini, piccole figurine che siamo abituati ad associare al gioco dei bambini, con forbici, colla e cartone. Si muovono intorno al tavolo, spostano le pedine negli ambienti che hanno costruito per loro e filmano l’azione. Il video viene proiettato in tempo reale, montato in diretta. Gli attori? Sono un cast numeroso ma poco ingombrante.

ph. ilaria scarpa
ph. ilaria scarpa

Max e le sue storie possibili. Nella varietà imperscrutabile e crudele del nascere in una bidonville e sfuggire alla fame grazie al calcio la narrazione pacificata e hollywoodiana del fuoriclasse venuto dalla polvere che decide la Coppa del Mondo è solo una delle tante. Max, un altro dio mediatico come Ronaldo? Un altro Garrincha, Alegrìa do Povo, il genio poliomelitico e immarcabile morto solo, alcolista e dimenticato, nel nulla da dove era venuto? Un altro Pelè, una vita da uomo immagine di ogni potere? Uno dei milioni di martiri infanti che il sud del mondo immola all’altare delle multinazionali? E il doping, gli infortuni, le scommesse: le mille e una variabili umane dello spettacolo più globale e pervasivo del mondo.

ph. ilaria scarpa
ph. ilaria scarpa

Meglio giocare a carte scoperte. Lo studio messo in scena da Àlex Serrano e compagni è forte, intelligente quanto accessibile, compiuto – nonostante gli sforzi per rivendicarne la provvisorietà. La reazione del pubblico è stata inequivocabile, e indipendente dal fatto che alla fine abbiano distribuito Piña Colada. L’Agrupación è consapevole di essere “pop”, di maneggiare un linguaggio che arriva con facilità. Lo ha detto Serrano in intervista, ma la preziosità del suo lavoro non esce da questa consapevolezza sminuita: ne è anzi amplificata. La sua è un’arte sorridente; che flirta con i ricordi di infanzia; che cita i videogiochi e l’animazione in stop-motion; che utilizza lo scheletro di una regia televisiva e salva il rituale performativo su cui si basa il teatro; interagisce col pubblico ed è accogliente come il salotto dei tuoi amici. Ma non nuota nelle acque sicure del luogo comune, del riconoscibile e del digerito, fa invece viaggiare le sinapsi, è pensante e pensata, instilla dubbi: da sempre, la vittoria più grande per un artista.

[Giacomo Lamborizio]

[ph Ilaria Scarpa]

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