Il teatro dell’umano per Àlex Rigola

Con i lavori di questa edizione che procedono spediti verso la conclusione, è il momento per il direttore artistico di Biennale Teatro Àlex Rigola di raccontare un po’ il suo percorso. Un incontro che se all’inizio si sarebbe potuto immaginare come un’intervista consuntiva e programmatica ha assunto fin da subito il tono del confronto e del dialogo, sul ruolo di un direttore artistico, l’idea di teatro che lo sostiene, il senso anche pedagogico a cui è votata l’istituzione di questo “college” sui generis chiuso tra i bastioni dell’Arsenale.

Perché non ho fatto meglio? La profonda tristezza di non arrivare mai all’eccellenza”. Così esordisce Rigola, confessandoci la domanda che lo accompagna all’inizio di ogni suo lavoro, sia l’apertura di un festival come la prima di uno spettacolo. Il tema del perfezionamento continuo, della convivenza produttiva con il dubbio attraversa tutta l’intervista. Ecco perché non è possibile ancora fare un bilancio di questa esperienza, discutere di conferme e ripensamenti. Non solo perché gli esiti dei workshop non sono ancora andati in scena ma anche perché “la parte più consistente del laboratorio è nell’esperienza del laboratorista, nel processo di apprendimento e nella relazione che si instaura col Maestro e con gli altri. Bisogna attendere che tutto sia trascorso – anche la festa dionisiaca dell’ultimo giorno – per comprendere come si sedimenterà nelle vite dei partecipanti l’insegnamento dei maestri”.

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Al centro restano sempre i partecipanti, e ciò rappresenta la linea guida anche del suo lavoro come direttore artistico. Nella doppia articolazione tra festival (e quindi grandi spettacoli e residenze) e laboratori, il criterio discriminante nella scelta è la pregnanza delle proposta pedagogica dei maestri. Non è dunque necessario “portare l’ultimo spettacolo di ogni maestro o qualcosa di inedito, quanto portare spettacoli che il pubblico possa godere ma allo stesso tempo che siano utili per chi partecipa ai workshop”. I maestri devono essere emblematici dello sviluppo del teatro contemporaneo per poter sempre suscitare la riflessione di chi li incontra. Anche la critica per come è pensata organicamente alla proposta di laboratorio, diventa intrinseca alla comunità che si viene a creare – dagli esercizi mattutini agli incontri e agli spettacoli, si deve costantemente pensare teatro: “Tutti i partecipanti, dopo aver visto uno spettacolo qui, teorizzano, anche solo per raccontare e discutere con i colleghi”.

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ph. Futura Tittaferrante

I risultati in tal senso durante i cinque anni alla guida della Biennale Teatro si possono individuare nell’impulso alla circolazione di idee, artisti, spettacoli nel panorama internazionale. L’affluenza di partecipanti ai workshop, compagnie residenti e maestri è cresciuta nel quinquennio a testimoniare la coesione e la varietà degli stimoli estetici: “ospitiamo artisti stranieri per permettere che novità dall’estero vengano viste anche in Italia e ovviamente compagnie e artisti italiani, perché siamo in Italia ed è importante la loro presenza”.

La ricerca – di tutte le parti in causa – parte e sempre torna all’essere umano, che è per Rigola l’unico tema d’indagine possibile per le arti. In ogni momento, molto prima delle teorie e dei discorsi programmatici, esiste lo spettatore di fronte all’opera, con il suo vissuto, la sua interiorità, la sua esperienza di vita. Ogni movimento sul palcoscenico “in qualche modo, direttamente o indirettamente, ci tocca, smuove qualcosa dentro di noi, foss’anche solo la piacevolezza della visione”, e lo fa in modi diversi per ognuno. A cosa serve quindi andare a teatro? “Vado a teatro perché c’è un confronto: mi fa pensare, mi permette di indagare il mistero che sta dietro a quello che faccio, sapendo che nessuno possiede la Verità. Questa la magia della cultura e dell’arte”.

E cosa aspettarsi per il prossimo anno? “Non posso ancora dare anticipazioni sulla prossima Biennale – conclude Àlex Rigola – sicuramente saremo molto attenti a chi ha partecipato a questa edizione. Ma come sempre il nostro lavoro sarà una ricerca una ricerca attorno al mistero dell’essere umano”.

ph. Futura Tittaferrante
ph. Futura Tittaferrante

[A cura di Giacomo Lamborizio, Giulia Morelli. Realizzata con Alessia Calzolari, Francesca Giuliani, Silvia Pizzi, Iante Roach]

[ph Futura Tittaferrante]

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