Specchio fedele e deformante

Biennale 2015, cominciamo.
Il cartellone è scoppiettante: mette di buon umore leggere quella carrellata di nomi di artisti, indiscussi protagonisti della scena europea e mondiale. Tra spettacoli, workshop, incontri, ci sono tutti: registi, drammaturghi, light designer, scenografi…
E ci siamo anche noi, i critici, o aspiranti tali.
Poterci confrontare con una tale kermesse significa aggiornare sistematicamente i codici di visione, lettura, interpretazione del teatro e del mondo.
Significa fare un trasversale upgrade di pensiero.
Gli artisti sono là, dieci chilometri avanti: noi, affannati, inseguiamo, raccogliamo le briciole, decrittiamo. Diceva, più o meno, Cesare Garboli: gli scrittori – e per noi gli artisti – lanciano le parole nello spazio, i critici le riagguantano e le riportano giù.
Allora, nel nostro laboratorio sulle “strategie social per la critica teatrale”, che facciamo con Anna Pérez Pagès e Roberta Ferraresi, poniamo la questione del senso (e del modo) della critica.
In un confronto serrato con le leggi dei social, e con quel limitato numero di battute consentite dai tweet, con i video e con l’uso delle immagini, abbiamo il privilegio di poter riflettere su questo strano mestiere. E la laguna, con questa sua aria immobile di isola felice, aiuta.

Anno dopo anno, i workshop di critica della Biennale Teatro sono stati spazi per una crescita certo individuale (almeno per quel che mi riguarda) e, spero, anche collettiva.
Da qui sono passati molti, se non tutti, dei più vivaci critici oggi in attività. Inutile fare i nomi: alcuni sono ormai recensori letti e temuti.
E posso dire – per tracciare un bilancio di tutte queste edizioni – che la “nuova critica teatrale”, ossia quella che si esercita vitalissima online, si sia elaborata e strutturata anche (certo non solo) grazie alla Biennale Teatro.
Mi piace segnalare, inoltre, che quest’anno la Biennale Danza ha deciso di dare vita ad una iniziativa per tanti aspetti simile alla nostra, affidata alla competenza di critici e studiosi di livello come Massimo Marino e Lorenzo Donati.
Insomma, trovo significativo che sia il Teatro a preoccuparsi della propria critica, a prendersi a cuore le sorti di quello specchio fedele e straniante che è la critica, e che intervenga attivamente per far crescere e articolare il pensiero critico.
Da parte nostra, ci siamo.
E voglio citare tutti i partecipanti al workshop 2015, selezionati tra le oltre 40 domande pervenute: Angela Bozzaotra, Sarah Curati, Carolina Farina, Paul Fernandez, Francesca Giuliani, Alessandro Iachino, Annachiara Margapoti, Elisa Enrica Marinoni, Pia Salvatori, Laura Timpanaro. Magari, chissà, saranno i critici di domani.

di Andrea Porcheddu

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