Un brunch per il teatro emergente

La 43esima edizione della Biennale di Venezia ospita quest’anno Young Italian Brunch, rassegna che intende presentare i lavori delle compagnie emergenti tra le più interessanti e rappresentative della scena italiana. Gli spettacoli andranno in scena alle 12, un orario anomalo per chi è abituato ad andare a teatro. Insomma, un “brunch teatrale” che vuole nutrire la mente e l’anima degli spettatori che accorreranno.


La rassegna inizia oggi con Collettivo Cinetico, che appare sulla scena italiana nel 2007, intrecciando teatro e arti visive e formando una rete di collaborazione artistica sotto la regia di Francesca Pennini. Il gruppo si concentra sulla ricerca del corpo performativo e dei condizionamenti – il luogo e lo spazio quotidiano – che operano sui corpi stessi. Quest’anno la compagnia presenta <Age>, una rivisitazione della prima edizione del 2012, progetto che nasce dalla provocazione della regista di mettere in scena il mondo dell’adolescenza con tutte le sue ricchezze e contraddizioni attraverso nove personaggi che improvvisano sulla base di un gioco di azione e reazione.
In questa commistione di generi si iscrive anche il lavoro di Helen Cerina, artista indipendente che dalla danza esplora nella più completa libertà creativa l’evento performativo e la realtà in se stessa. L’iperrealismo come forma estetica si propone di riprodurre la realtà in maniera fedele ma parziale: il risultato è l’alterazione dell’originale e il suo straniamento. Sul palco e sui corpi, lo spettacolo percorre la superficie della realtà originale che finisce per trasformarsi in un doppio. In Iperrealismi, che sarà presentato sabato 1 agosto, si mettono a confronto la realtà simulata e la realtà del palco, il tempo reale e il tempo della finzione. La provocazione di Cerina svela diversi livelli di contraddizione e invita lo spettatore all’osservazione di sé attraverso la scena.
Si prosegue venerdì 7 agosto con Lingua Imperii di Anagoor, compagnia di spicco della scena teatrale del Nord Est che basa la sua poetica su temi quali l’interazione tra l’uomo, la Natura e la Storia, con particolare attenzione per il teatro classico. Lingua Imperii è una riflessione sulla lingua usata come strumento di oppressione dell’Altro da parte di un dominatore e sviscera temi quali la caccia, il genocidio e la memoria. Un percorso che, attraverso l’uso di linguaggi diversi tra cui la parola, l’immagine e il video, scava nelle ferite più profonde della storia occidentale – dal sacrificio di Ifigenia alla Shoah – per portare il pubblico a un processo di riattivazione della memoria collettiva.
La rassegna si conclude sabato 8 agosto con Pinocchio di Babilonia Teatri, compagnia fondata da Enrico Castellani e Valeria Raimondi, fautori di un teatro – come loro stessi amano definire – “pop rock punk”, in virtù del loro sguardo provocatorio e irriverente verso la realtà contemporanea. In Pinocchio, si confrontano con la storia senza tempo di Collodi, arricchendola di continui riferimenti al nostro presente fino a farla diventare altro. Con una particolarità: i tre pinocchi protagonisti sono tre ragazzi non attori de “Gli amici di Luca”, associazione che raccoglie le esperienze di chi ha vissuto il coma. Una tragedia le cui cicatrici, visibili e non, emergeranno nello spettacolo.

di Sarah Curati, Pia Salvatori

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