Ostermeier rilegge Fassbinder con “Il matrimonio di Maria Braun”

 Su di uno spazio astratto, una sorta di hall d’albergo a sfondo verde stile anni Cinquanta, si apre Il Matrimonio di Maria Braun, nuova opera di Thomas Ostermeier, vista alla Biennale Teatro 2015. Il maestro tedesco rilegge l’omonimo film del 1978 di Rainer Werner Fassbinder traducendolo in una realtà rarefatta e mutevole dove è lo stesso mezzo cinematografico a farla da padrone e a venir messo in scena, per mano degli attori, durante lo spettacolo.

In questa sorta di finzione costantemente dichiarata, si sviluppa la vicenda della protagonista, Maria Braun, interpretata dalla brava Ursina Lardi, che per tutta la vita tenta inesorabilmente di sovvertire il sistema maschile di potere della società tedesca post-bellica, in cui si trova incastrata. Fin dall’inizio assistiamo alla perfetta descrizione di questo mondo attraverso la proiezione di video d’archivio in bianco e nero che hanno per soggetto varie donne in stile gioventù hitleriana, riprese durante gli anni dell’ascesa nazista in Germania. A queste figure femminili, danno voce gli attori (Thomas Bading, Robert Beyer, Moritz Gottwald, Sebastian Schwarz) travestiti da timide fanciulle colpite da una sorta di animato innamoramento per Adolf Hitler: i quattro uomini, dopo essersi cambiati d’abito o semplicemente spogliati e vestiti con una parrucca, leggono ardenti lettere di passione e venerazione rivolte al Führer.

Lo scoppio di una bomba, rumore tonante che apre e chiude la storia di Maria Braun in vero e proprio “stile Ostermeier”, dà inizio alla narrazione. Maria e Hermann Braun si sposano ma la guerra ancora in corso li allontana fin da subito. Lei, succube del suo innamoramento, come le donne mostrate nella carrellata delle immagini precedenti, si fa, nella sua tentata rivoluzione, vittima assoluta del capitalismo crescente. Rientra in questa sorta di schiavitù femminile imperante anche la figura della madre di Maria, da una parte sfruttatrice del ruolo della figlia dall’altro succube lei stessa del sistema accecata dalla fasulla immagine creata dal giovane fotografo con cui si relaziona.

L’ambiente sociale durante la guerra e la successiva ricostruzione, il capitalismo in avanzato stato di crescita, la donna e la sua figura vista principalmente come un oggetto sessuale, culminano nella partita dei mondiali di calcio del 1954 dove la Germania vince sull’Ungheria. La scena si modifica dal vivo diventando facilmente interno casalingo e sala di ristorante, carrozza ferroviaria e abitacolo di una vettura, interno di una prigione e subito dopo stanza d’ufficio. È Maria ad attraversare questi spazi durante la sua trasformazione da donna in attesa del ritorno del marito dal fronte a donna d’affari, a tratti spietata e sadomasochista, che si rapporta con vari uomini per raggiungere il successo: dal soldato americano al potente industriale Oswald.

Nel nuovo ritratto femminile del regista, dopo Nora e Hedda Gabler da Ibsen, la figura della donna, chiamata di nuovo in causa per rappresentare la società borghese tedesca nella sua decadenza, si amplifica potentemente sulla nuova scena teatrale di Ostermeier nel suo essere contornata da soli attori maschi. Da una parte la figura di Maria viene ingrandita e resa più potente dalla sua presenza solipsistica, dall’altra la descrizione della società tedesca attraverso lo sguardo fassbinderiano sembra portare alle estreme conseguenze la decadenza del ruolo femminile.

di Francesca Giuliani

foto di Arno Declair

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...