Thomas Ostermeier: Venezia, il maestro e i classici

È una storia lunga e consolidata quella di Thomas Ostermeier con la Biennale di Venezia, così come quella del rapporto del regista tedesco con i classici, da Shakespeare a Ibsen dopo una frequentazione con i contemporanei Enda Walsh, Lars Norén, Sarah Kane, Jon Fosse…

Al Festival Internazionale del Teatro, Ostermeier ha fatto il proprio debutto italiano nel lontano 1999 con Shopping and Fucking di Mark Ravenhill, e da allora la sua presenza nella città lagunare è diventata assidua, culminando con il Leone d’Oro nel 2011, di cui è stato insignito perché considerato “punto di riferimento internazionale per la reinterpretazione dei testi classici e per la messa in scena della nuova drammaturgia contemporanea”.
Una relazione così importante che vogliamo raccontarvela con le parole di chi in quegli anni c’era e ha lasciato testimonianza dell’incontro con il maestro.
Nel 2010 Thomas Ostermeier, in un freddissimo dicembre, portava a Venezia un workshop su Amleto, lavoro di ricerca per attori volto a decostruire il classico di Shakespeare, interrogandosi sull’uso delle tecnologie e dei mezzi di comunicazione a teatro.
In quella occasione, tra i giovani critici del laboratorio tenuto da Andrea Porcheddu, OctoberTest, c’era Fabiana Campanella che ha intervistato il maestro.
L’anno successivo, Thomas Ostermeier è di nuovo a Venezia con Hamlet. Il laboratorio di critica non poteva certo mancare, anzi scelse di essere presente con un quotidiano cartaceo, L’ottavo peccato, dalle cui colonne Fabiana Campanella scriveva: «Nei 150 minuti dello spettacolo, il quarantaduenne regista tedesco decostruisce il testo e ne spalanca i meccanismi narrativi, in una corsa verso la vendetta, una progressiva e ineluttabile discesa agli inferi, dalla morte del padre alla morte del figlio.»

Nel 2013, invece, Ostermeier è alla Biennale con un altro classico: Un nemico del popolo di Ibsen, ambientato nella crisi economica del nostro presente, con un attacco al sistema capitalistico destinato a far discutere. Eccone un assaggio nel trailer.
E per i 43 anni del Festival Internazionale di Teatro, il “Leone tedesco” torna sul sentiero della reinterpretazione dei classici, questa volta cinematografici: Il matrimonio di Maria Braun, tratto dal film di Fassbinder. Ancora una feroce critica alla società pronta a svendersi al dio denaro, che rievoca la Germania del secondo dopoguerra (che forse ci somiglia più di quanto pensiamo).
A Venezia Thomas Ostermeier è presente anche con un workshop per giovani attori sul tema “osservare e reagire”.

di Laura Timpanaro

foto di Arno Declair

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