Interviste dal laboratorio di Antonio Latella: Liliana Benini

La parola ai partecipanti dei laboratori inseriti nel progetto La terra tremaIl tema diventa pretesto per raccontarsi, esprimere la propria prospettiva sul lavoro del workshop e sul mondo in cui vivono e lavorano.

Intervista a Liliana Benini, dal laboratorio diretto da Antonio Latella che lavora su Città del Vaticano.

Cosa ti ha fatto tremare durante il tuo percorso artistico e nei vari luoghi che hai attraversato?
Beh, tante cose! L’incertezza di avere i mezzi per riuscire a portare avanti il mio percorso artistico ogni giorno, da vari punti di vista. Scoprire quotidianamente i miei limiti e accettare la consapevolezza del fatto che ogni volta che impari qualcosa, probabilmente ne perdi un’altra… ma è qualcosa di inevitabile, è preoccupante!
Un po’, ma non troppo in realtà, la condizione in qualche modo di isolamento a cui ti porta inevitabilmente questa vita, perché non è come svolgere un lavoro normale.

Quali suggestioni ti ha evocato il tema del workshop, Città del Vaticano?
Visivamente, vedo le cupole e i copricapi dei papi e dei vescovi, quindi mi fa un po’ soggezione. Sono stata una volta in Vaticano, ho gironzolato e penso che sia un posto molto bello a livello visivo, ovviamente, ma lo trovo un po’ claustrofobico; anche perché provengo da una famiglia molto cristiana – pur non essendolo nella pratica, è molto presente questo aspetto -, quindi entrare in Vaticano per me è un po’ come reinserirmi in valori che ho rinnegato.

Cosa ti fa tremare dentro e fuori il teatro?
La paura di non essere sempre presente a me stessa: a volte può capitare una giornata storta e bisogna accettarla, anche se in realtà è difficile; come la paura di non essere adeguata a determinate situazioni, oppure, un giorno, di non essere più adeguata alle cose per cui lo sono adesso.
Cosa mi fa tremare fuori dal teatro? In questo periodo non lo so, perché non ho molto tempo di starne fuori. Quando ce l’avrò, penso al fatto di non avere veri legami che non siano amicizie, forse questo un po’ mi fa tremare: sono praticamente orfana. Ed è così, ma quando mi ritrovo a pensarci, diciamo che mi pesa molto. A volte sento il bisogno di trovare qualcuno che si prenda cura di me, però al tempo stesso non voglio neanche ingabbiarmi, allora mi immagino come in uno spazio con tante rocce ed è come se io saltellassi da una all’altra, da sola. E forse un giorno non raggiungerò la roccia successiva… questa cosa mi fa un po’ tremare fuori dal teatro.

a cura di Sarah Curati

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