INTERVISTE DAL LABORATORIO DI FABRICE MURGIA: MONICA SERRA

La parola ai partecipanti dei laboratori inseriti nel progetto La terra trema. Il tema diventa pretesto per raccontarsi, esprimere la propria prospettiva sul lavoro del workshop e sul mondo in cui vivono e lavorano.

Intervista a Monica Serra, dal laboratorio diretto da Fabrice Murgia che lavora su Santiago.

Cosa ti ha fatto tremare durante il tuo percorso artistico e nei vari luoghi che hai attraversato?
Nella mia vita purtroppo ho dovuto affrontare una serie di incidenti fisici, l’ultimo dei quali – nel 2009 – è stato un bruttissimo incidente stradale. Quel giorno sono stata miracolata in qualche modo, anche se non utilizzo mai questo termine. Ho visto la morte in faccia e l’ho salutata, o mi ha salutata lei e mi ha lasciata in vita; lì ho tremato veramente, in solitudine totale, ho tremato davvero.
A livello artistico invece, tremo un po’ ogni giorno perché vivo a Cagliari, un contesto non internazionale dove è difficile sopravvivere di questo lavoro; ci riesco ma è complicato, ogni giorno te ne devi inventare una.
Allo stesso tempo però, trovandomi per la primissima volta in un contesto internazionale come questo, ho tremato e sto ancora tremando.

Quali suggestioni ti ha evocato Santiago, nel contesto del laboratorio diretto da Fabrice Murgia per La terra trema?
Quando sono andata a leggere le indicazioni tematiche de La terra trema, in realtà non avevo capito che si parlava di terremoti veri e propri, quindi non pensavo che potesse riferirsi al terremoto che aveva colpito Santiago una decina di anni fa. Sono andata a ricercare quindi altre cose che potevano essere collegate a La terra trema, ho pensato a un paese “povero” come può essere il Cile – sicuramente non appartenente ai paesi ricchi – dove si trema ogni giorno per difficoltà materiali e di sopravvivenza. Invece poi ho scoperto che La terra trema aveva un contesto preciso che era appunto il terremoto, l’ho capito a posteriori!

Cosa ti fa tremare dentro e fuori il teatro?
Mi fa tremare la vita di ogni giorno: a volte sei stabile, altre volte un po’ inciampi e un po’ tremi, non senti di avere niente a cui aggrapparti. Sembra che il terreno sotto i piedi sia sempre fragile, oppure sono io a sentirlo così e in realtà non è altro che una mia insicurezza perenne. L’importante, però, è andare sempre avanti.

a cura di Sarah Curati

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