Nel Laboratorio di Jan Lauwers

Lo spazio è immenso e vuoto: pavimento di compensato, arcate che prolungano il soffitto al cielo, una fila di sedie nere coperte di abiti, da un lato, e un tavolo-regia coperto di documenti, computer e un vaso di vetro pieno di frutta colorata, dall’altro. Due finestroni aperti sul cortile dell’Arsenale proiettano fiocamente all’interno della stanza quel sole che fuori brucia. È la Sala d’Armi che sta ospitando, all’interno del progetto La terra trema, il laboratorio di Jan Lauwers che ha scelto come territorio “tremante” di lavoro l’Europa

I giovani partecipanti al workshop – danzatori, attori, musicisti – seguono con attenzione le parole del maestro belga che coordina i movimenti coreografici delle figure nello spazio. C’è un accumulo di corpi incastrati che cercano di sciogliersi, una sorta di serpente umano che ride, si divincola per liberarsi dal solletico. Durante il vorticoso marasma di azioni, Lauwers si avvicina silenzioso per bloccare e precisare la scena, che definisce “dell’orgia”, mentre Mark Lanegan risuona in sottofondo.

Il nodo si scioglie e lentamente coppie di performer iniziano a prendere forma e cercano un posto dove restare. Si avvicinano, lottano per aggrapparsi, si prendono e si respingono come calamite, restano in bilico e sospesi in aria attendendo un tocco. Quel bacio è una conquista che forza al massimo grado la tensione di quei corpi che danno vita a contorsioni di forme impressionanti. Tra questi abbracci spezzati, una figura giocosa, sorridente, si muove spensierata. Li osserva. È felice. Cammina leggermente, saltella quasi sospendendosi in aria, e nelle azioni respira, come i compagni attorno, le note di CocoRosie.

La musica si ferma, i performer si separano e iniziano a camminare nello spazio espandendosi come se fossero giganti. Girano su loro stessi: il corpo si fa perno. Avanzano un passo dopo l’altro allungando gambe e braccia all’infinito. Paiono abbracciare la stanza con un’espansione forzata delle membra che sembrano vibrare in aria. Dove stanno andando? Quale spazio stanno attraversando con quelle potenti immagini fisiche?

Sensazioni e figure si accavallano attraversando le forme che via via si sono create. Come quiete prima della tempesta, come un naufragio che lascia alcuni sopravvissuti, come un grido che anticipa un sorriso, un dolore che cede il passo alla felicità, i bravissimi laboratoristi di Lauwers hanno percorso con i corpi vivide emozioni.
E, dopo un’ora e mezzo di intensissimo lavoro, si fermano. Si siedono. Nick Cave invade ancora per pochi secondi lo spazio. E silenzio.

di Francesca Giuliani

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