Amleto al gabbio

Quindici anni senza Amleto!
A poco è servita la lucida arringa difensiva dell’avvocato Vassallo, che voleva instillare almeno un “ragionevole dubbio”: Amleto, il giovane trentenne accusato di aver ucciso Polonio, è stato condannato a 15 anni in primo grado.
Impassibile, come è sua abitudine, l’omicida non ha voluto commentare la sentenza. Durante il dibattimento è sembrato sereno, un paio di volte è sbottato rispondendo direttamente a Ofelia e al perito psichiatrico, prontamente ripreso dal giudice. Allestito in un teatro, anziché in tribunale, vista la grande partecipazione di stampa e curiosi, il processo presieduto dal giudice Teatini, si è svolto senza intoppi.


Amleto ha mostrato dispiacere, per quanto accaduto. E sottilmente ha insinuato una trama differente dei fatti, ventilando anche un presunto complotto ai danni del padre, che non sarebbe morto di morte naturale.
Anche l’ultima seduta del dibattimento è stata seguita da un pubblico numeroso. È naturale per questo caso che ha suscitato l’interesse di tanti: l’efferato delitto, un solo preciso colpo di coltello, ha messo fine alla vita di Polonio, durante un festino a base di alcool, droghe e, si suppone, di sesso.
Sia Gertrude – si dovrà capire, una buona volta che ruolo ha avuto in questa storia – sia Ofelia, sempre più detestabile nella sua apparente ingenuità, hanno forse ancora qualcosa da dire.
E se il giovane Amleto fosse stato incastrato dalle due donne? Se si fosse accollato responsabilità non sue, per coprire la madre e l’amante fingendosi incapace di intendere e di volere?
Al processo l’eventualità non è emersa, ma si spera che almeno in Appello – il pm Buccini si è detto certo del ricorso – si faccia chiarezza su questo fattaccio d’estate.
Intanto, durante la breve – brevissima: appena venti minuti – camera di consiglio della giuria, gli astanti si sono mostrati divisi tra innocentisti e colpevolisti.
Nel breve sondaggio effettuato dal nostro giornale, è chiaro che quel “ragionevole dubbio” paventato dalla difesa esiste, eccome.
Per quel che ci riguarda, invece, siamo categorici: Amleto andava condannato. Ma non per quel gesto criminale, che pure deve essere punito. Piuttosto perché nutriamo la speranza che tenere il giovane d’origine anglo-danese al gabbio per una quindicina d’anni, possa dissuadere tanti da gesti d’emulazione. Ieri sera a Venezia si è scritta finalmente una sentenza tanto attesa. Il merito va ascritto a Roger Bernat e Yan Duyvendak che con le loro indagini sul campo hanno avviato l’azione penale: senza di loro, dovremmo sopportare Amleto e gli amletici ancora a lungo. Pensate che bello, cari lettori, stare una decina d’anni senza inutili, ripetitive, stanche imitazioni d’Amleto; pensate finalmente che pace non sentire attori ripetere in modi imbarazzanti “essere o non essere”; provate a immaginare che liberazione sarebbe non trovarsi, ogni stagione, con quei due o tre amleti sui palcoscenici italiani che fanno a gara e chi è più originale!
Finalmente potremmo ascoltare altre storie, inseguire altre drammaturgie, parlare d’altro che non delle turbe di un tardo-adolescente; di un bamboccione violento, incapace di terminare gli studi; di un mammone in pieno complesso d’Edipo. E pure quel gusto dark di vestirsi o di giocare coi teschi, ormai obsoleto; quel caschetto improponibile; quella ambizione di fare il “regista teatrale” (pensate un po’ che arroganza voler dire agli attori come recitare) cesserebbero d’essere motivo di interesse per tanti.
Quando poi, tra dieci quindici anni, finalmente torneremo a risentire Amleto, ci suonerà magari nuovo, diverso, più maturo e consapevole.
La lezione esemplare, dunque, della Corte ci trova d’accordo. Il nostro paese, lo sappiamo, ha un bisogno smodato di giustizia, di processi che non salvino i soliti raccomandati e figli di papà, di una magistratura oramai fragile baluardo contro l’arroganza dei potenti. Amleto non fa eccezione.
E non è un caso che tale dura condanna arrivi proprio da Venezia, città funestata dai fantasmi di Shakespeare, come sappiamo istigatore dei gesti di Amleto.
Ricordate, cari lettori, che Amleto nella sua cameretta possedeva un vero e proprio arsenale shakesperiano, un mare di oggetti, libri, articoli, immagini inneggianti al cupo scrittore inglese, la cui influenza sui giovani, come sappiamo bene, è assolutamente nefasta.
Arrestato definitivamente Amleto, possiamo finalmente sperare in nuove prospettive, nuove forme, nuove parole?
Finalmente Amleto è assicurato alla giustizia e pagherà le sue colpe. Il resto, come ha scritto qualcuno, è silenzio.

di Andrea Porcheddu

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