Parole d’artista: Roger Bernat + Yan Duyvendak | talk

«Penso che la cosa più importante di questo lavoro non sia far provare gli attori o i non professionisti che partecipano, ma far provare il pubblico. Proviamo a emanciparci, come spettatori e come cittadini.
E – come abbiamo visto ieri – proviamo, lavoriamo duro, ma non riusciamo sempre bene; quando usciamo dal teatro, pensiamo che magari un domani ci saranno altri spettatori che potranno fare meglio di noi» (Roger Bernat)

«All’inizio sapevamo che eravamo interessati a lavorare sulla giustizia, ma non trovavamo la direzione giusta. È perché provavamo a portare la realtà dentro il teatro, mentre poi abbiamo capito che il teatro poteva essere uno specchio della realtà – così da farla esplodere» (Yan Duyvendak)

«Non penso che il nostro pubblico venga a cercare una qualche forma di partecipazione, ma piuttosto la condivisione di una perplessità: quella di essere spettatori e quella di dover fare lo spettacolo.
Questo in qualche modo distingue le poetiche degli anni Sessanta e Settanta da quelle attuali: dopo un secolo di avventure partecipative oggi iniziamo a imparare che l’obiettivo non è emanciparsi, ma sapere che distruggeremo tutto ogni volta e che è questo progetto ciò che lasciamo in eredità a chi verrà dopo di noi» (Roger Bernat)

«Non abbiamo un desiderio utopistico di creare davvero una nuova collettività, ma al limite di rendere le persone coscienti dei limiti che ci sono» (Yan Duyvendak)

«I dispositivi che controllano il corpo di cui parlava Foucault (le fabbriche, le scuole…) oggi sono hanno cominciato a essere leggeri e i luoghi in cui si oggettiva il potere non sono più i palcoscenici ma gli schermi. Qual è allora oggi la responsabilità del teatro?
Può essere un dispositivo critico, perché tra l’azione e la reazione lascia lo spazio per l’interpretazione» (Roger Bernat)

«Fuori dal teatro, le persone parlano del contenuto (e poco della forma) dello spettacolo perché hanno cominciato a credere nel gioco» (Yan Duyvendak)

ALTRI POST: 
> La recensione a Please, continue (Hamlet) di Renata Savo
> Colpevole o innocente? I commenti del pubblico durante la pausa dello spettacolo
> L’editoriale di Andrea Porcheddu
> Il video dal workshop di Roger Bernat

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