Parole d’artista: Romeo Castellucci | talk

Il talk che ha visto protagonista Romeo Castellucci si è sviluppato sulla struttura di un abbecedario dal sapore deleuziano: all’artista sono stati proposti – lettera per lettera – diversi lemmi. Ne riportiamo alcuni, insieme alle rispettive definizioni.

A come “Attore”
«L’attore per me è qualcuno di sconosciuto, che non posso conoscere, che mi è impedito di conoscere.
Mi impressiona il suo coraggio di gettarsi nudo nel vuoto.
Io cerco di seguirlo, dal momento in cui è al mio fianco, prima di tutto con il suo corpo, che per me è una soglia. L’unico contatto che posso avere con l’attore è tramite la sua pelle».

E come “Enigma”
«In un libro di Giorgio Colli sulla sapienza greca che raccoglie molti scritti presocratici c’è un capitolo dedicato all’enigma, che lo studioso considera uno dei pilastri della cultura greca.
Enigma delle azioni umane, come Sfinge della vita, come qualcosa che deve essere risolto.
Il compito dell’artista non è  però dare risposte, ma confezionare un enigma il più pericoloso possibile».

P come “Prove”
«Cerco di provare poco e in tempi rapidissimi. Non credo nelle prove come momento di creazione.
Da qui si capisce che il mio teatro è un “regno freddo” controllato, neanche da me, ma da un’idea, a cui lo spettacolo deve aderire.
Poi però incontro la realtà che oppone una resistenza enorme alle idee e così nasce qualcos’altro che non avevo immaginato».

 

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