Il senso di Martin Crimp per le immagini

Prendi una sezione di 4.48 Psychosis di Sarah Kane e disegnala. Prendi una scena di Zio Vanja e traccia un diagramma che abbia come coordinate il tempo e la felicità dei personaggi. Da che parte vanno le linee? Di quante figure, di quanti colori ho bisogno per disegnare una scena? Quattro giorni insieme a Martin Crimp, autore di culto, librettista d’opera e non si è scritto una riga. Con il disappunto di alcuni e il plauso di altri che sanno che la scrittura creativa nei grandi gruppi multilinguistici si trasforma come per magia in un corso di english intermediate. Seduti intorno a un grande tavolo, con l’ausilio di una gigantesca lavagna, si è parlato, ascoltato musica, condiviso immagini, soprattutto disegnato. Scrivere teatro è scrivere per immagini. Sei bloccato su una pagina e non riesci ad andare avanti? Fai un disegno. Se non riesci a trasferire in immagini quello che scrivi allora la tua visione non è a fuoco. Ritenta.

L’ha fatto apposta Crimp a farci andare alla lavagna in gruppo, a guardarci mentre ci sporcavamo le mani di gesso per disegnare tensioni, conflitti, dinamiche di personaggi, cozzando gli uni contro gli altri o perfettamente in armonia come in una performance degli anni ’70.

In quattro giorni non si impara a scrivere e tanto meno si perfeziona il proprio stile ma si può riempire un quaderno di pensieri, impressioni, note intorno a un incontro. E se il maestro da incontrare è pragmatico ma generosissimo, ansioso di fornire spunti e riflessioni ma riservato sul suo lavoro, coltissimo ma sempre pronto a prendere nota se sente il nome di un fotografo (i fotografi gli interessano moltissimo) o di un drammaturgo che non conosce, allora apprendere assomiglia a uno scambio.

Sembrava già avvolto nel mito contemporaneo il racconto della prima assoluta di Blasted di Sarah Kane nella sala piccola del Royal Court, di come venne linciata dai critici, perché non ci si aspettava tanta violenza, tanta atrocità da una donna. E Crimp la conosceva bene. E può parlare della Kane o di Harold Pinter, con il rispetto e la giusta distanza, scherzando sul manierismo di una scena “brutta” di Ashes to Ashes (Ceneri alle ceneri), del premio Nobel che ci ha portato ad esempio per parlare di stile. Dall’ascolto religioso di aneddoti e riflessioni sulla scrittura si passava alle discussioni animate dello spettacolo visto insieme la sera prima, cercando, per capirsi, un linguaggio comune attraverso la griglia creativa di tutte le categorie dello scrivere che Crimp ha scritto insieme noi alla lavagna con la calligrafia più elegante del mondo (perché il nostro scrive a mano e solo più tardi passa al computer). Sulla lavagna per 4 giorni è rimasto quell’elenco, l’abbiamo anche fotografato (l’elenco, non Crimp, che non ama farsi fotografare). Là fra IDEAS , IMAGES, GENRE, RHYTHM, RULES etc. spicca su tutti PLEASURE, il piacere. La bellezza di scrivere. Che non è lo scrivere bello, ma lo scrivere tout court provando piacere, citando Crimp che cita Roland Barthes. It’s been such a pleasure to meet you, Mister Crimp.

di Magdalena Barile
(dal workshop di Martin Crimp)

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