Racconti dai workshop di drammaturgia

Biennale Teatro 2016 ospita 4 laboratori di drammaturgia (diretti da Martin Crimp, Simon Stephens, Eva-Maria Voigtländer, Mark Ravenhill), che – proprio per la loro particolarità – non avranno un esito pubblico, un Opendoors attraverso cui “sbirciare” il lavoro svolto durante il workshop. 
Così, abbiamo chiesto ad alcuni partecipanti dei laboratori di drammaturgia di raccontarci in qualche riga il loro percorso con i maestri alla Biennale.

 

Martina Ruggeri
dal laboratorio di drammaturgia condotto da Martin Crimp

«Martin Crimp ci ha accolti in una stanza divisa da due grandi lavagne. Questa stanza si è riempita nei tre giorni di laboratorio di diversi testi. La questione era incentrata sulle capacità di un drammaturgo di leggere, comprendere, entrare dentro parole scritte per la scena. Parole di altri. Dalla Kane a Pinter, fino a Caryl Churchill. Ci siamo dati un alfabeto comune per analizzare. E lui scriveva, appuntava sulla lavagna sporcandosi con eleganza le mani di gesso blu. Quello che mi porto a casa è in particolare il Pelléas et Mélisande di Maeterlinck, le parole scritte e quelle che poco dopo ho immaginato».

 

Claudia Donzelli
dal laboratorio di drammaturgia condotto da Simon Stephens

«On Simon Stephens’s first day of workshop, Àlex Rigola popped in and suggested we should profit from relating to each other, going di bars, having much sex, and taking back home something from it. I guess he was not referring to a baby. For sure what I will keep from the workshop is Stephens’s deep passion for writing, his questioning the way of writing, of bettering one’s skills in making a play effective, developing ‘tactics’ (stage direction: say this loudly!) to this purpose.
I would never have expected mapping my life, having someone I didn’t know to present it – what would I choose to write? What would he choose to tell and how? Which insights would this give about me and about the person exposing my life? How do we choose the ingredients for our plays and why?
I will remember dearly all the persons I met and connected with in this experience. Thanks Àlex, Simon, and all of you!»

 

Magdalena Barile
dal laboratorio di drammaturgia condotto da 
Martin Crimp
«Prendi una sezione di 4.48 Psychosis di Sarah Kane e disegnala. Prendi una scena di Zio Vanja e traccia un diagramma che abbia come coordinate il tempo e la felicità dei personaggi. Da che parte vanno le linee? Di quante figure, di quanti colori ho bisogno per disegnare una scena? Quattro giorni insieme a Martin Crimp, autore di culto, librettista d’opera e non si è scritto una riga. Con il disappunto di alcuni e il plauso di altri che sanno che la scrittura creativa nei grandi gruppi multilinguistici si trasforma come per magia in un corso di english intermediate. Seduti intorno a un grande tavolo, con l’ausilio di una gigantesca lavagna, si è parlato, ascoltato musica, condiviso immagini, soprattutto disegnato. Scrivere teatro è scrivere per immagini. Sei bloccato su una pagina e non riesci ad andare avanti? Fai un disegno. Se non riesci a trasferire in immagini quello che scrivi allora la tua visione non è a fuoco. Ritenta».
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Lorenzo Maragoni
dal laboratorio di drammaturgia condotto da
Simon Stephens
«Il nucleo del workshop condotto da Simon Stephens all’interno della Biennale di Teatro 2016 sembra essere la natura e origine delle idee. Un gruppo internazionale di quindici drammaturghi, autori, sceneggiatori, registi ha condiviso pensieri, analisi e scrittura e un milione di domande intorno al tema (per semplificare) dell’ispirazione e della sua precipitazione in scrittura per la scena.
La struttura del workshop è orizzontale: Simon si espone senza riserve e ci apre con generosità il suo mondo di playwright, ma al tempo stesso invita noi a rispondere per primi alle domande, a confrontare le risposte.
Condividere le proprie esperienze, che credo poi sia uno dei punti cruciali del College della Biennale: sentire di essere parte di una rete più ampia, di avere colleghi che in modo completamente diverso o simile fanno il nostro lavoro in Spagna, Polonia, Stati Uniti, mettere in gioco il nostro punto di vista, acquisire strumenti e sguardi nuovi».
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