Natura e origine delle idee

Il nucleo del workshop condotto da Simon Stephens all’interno della Biennale di Teatro 2016 sembra essere la natura e origine delle idee. Un gruppo internazionale di quindici drammaturghi, autori, sceneggiatori, registi ha condiviso pensieri, analisi e scrittura e un milione di domande intorno al tema (per semplificare) dell’ispirazione e della sua precipitazione in scrittura per la scena.
La struttura del workshop è orizzontale: Simon si espone senza riserve e ci apre con generosità il suo mondo di playwright, ma al tempo stesso invita noi a rispondere per primi alle domande, a confrontare le risposte.
Condividere le proprie esperienze, che credo poi sia uno dei punti cruciali del College della Biennale: sentire di essere parte di una rete più ampia, di avere colleghi che in modo completamente diverso o simile fanno il nostro lavoro in Spagna, Polonia, Stati Uniti, mettere in gioco il nostro punto di vista, acquisire strumenti e sguardi nuovi.

Le giornate iniziano con dieci minuti di scrittura automatica, proseguono con tre quarti d’ora di questions and starting points, ovvero la condivisione, un quarto d’ora a testa, di una cosa che ci ha ispirato a scrivere un testo teatrale (tra le risposte: un libro, un viaggio, un evento personale) o una domanda che vorremmo fare al resto del gruppo (come sai quando un testo è finito?).
Simon è molto attivo, sempre positivo ed energico, restituisce continuamente feedback al gruppo, incoraggia tutti a trovare un loro spazio. Nelle ore centrali i contenuti cambiano invece a seconda della giornata: dall’analisi dei testi (non necessariamente suoi) , a esercizi di scrittura individuale sotto stretti vincoli di tempo, a possibili narrazioni e rielaborazioni di episodi della propria biografia. L’atmosfera è informale, partecipata, accogliente. Le indicazioni principali vanno nelle direzioni della cognitività e della consapevolezza: quali possono essere dei punti di partenza per una scrittura efficace che non dipendano (esclusivamente) da una ispirazione che per sua natura può essere sfuggente, e che invece faccia sì che si possa scrivere quando possibile, quanto possibile.

Un frammento di esperienza: la frustrazione di un esercizio in cui immaginare e descrivere nel dettaglio un personaggio, e come questa si sia subito sciolta nel momento in cui Simon ci ha proposto di provare, invece che di personaggi immaginati, a scrivere di persone in quel momento presenti nella stanza.
È un punto di vista parziale e del tutto personale, ma ringrazio Simon e tutto il gruppo per avermi (anche) ricordato che scrivere per il teatro può significare scrivere di cose quotidiane, di cose reali, di persone in spazi tempi e situazioni, che non si allontanano ma anzi somigliano in modo commovente alle persone che agiscono, scelgono, esistono intorno a noi, e forse a noi.

di Lorenzo Maragoni
(dal workshop di Simon Stephens)

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