Parole d’artista: Motus (Enrico Casagrande + Daniela Nicolò) | talk

«Alla base, c’è l’idea del gruppo e anche quella di includere altre persone, non legate al teatro o provenienti da altri Paesi.
Si tratta di mettere a confronto il nostro linguaggio con altre lingue, culture, visioni che di volta in volta fanno tremare le nostre certezze » (Daniela Nicolò)

«C’è un mescolamento totale tra la vita e il teatro. Non esiste nessuna barriera. Questo mix è costante e continuo» (Enrico Casagrande)

«L’agenzia che detiene i diritti di Splendid’s di Jean Genet ci ha impedito di interpretarlo al femminile. Questo veto ci ha fatto riflettere tantissimo, e anche arrabbiare. Non ci potevamo credere, ma questo divieto ci ha portato a creare una nuova drammaturgia, con Luca Scarlini e Magdalena Barile» (Enrico Casagrande)

«In questo percorso entra una riflessione sul divieto come “fatto contemporaneo”,  in un’epoca apparentemente molto libertaria, quando grandi autori – soprattutto quelli più trasgressivi – in pratica non possono essere allestiti. (…) Contro la legge, Genet ha lottato tutta la vita.
Mi pare che in questo caso il lavoro sia stato focalizzato di più rispetto al contemporaneo.
Ma le questioni restano sempre il desiderio e la censura: rimane il desiderio di poter essere chi si vuole e questa infinita serie di divieti che si cerca di aggirare
» (Luca Scarlini)

«Ho visto Splendid’s a Riccione 14 anni fa e mi ha cambiato. Sono grata di quest’opportunità: si parla sempre di come riscrivere i classici e qui abbiamo avuto l’opportunità di scrivere “sul” corpo delle attrici, abbiamo scritto le parole sulla loro carne»
(Magdalena Barile)

 

«Cerchiamo un’atmosfera. All’interno c’è una certa libertà degli attori di entrare nei personaggi. La propria personalità è la cosa più importante che deve emergere dentro un personaggio»
(Enrico Casagrande)

«Per scegliere gli attori con cui lavorare non facciamo casting, ma dei workshop in cui passiamo del tempo insieme alle persone.
Per “Raf-fiche” non è andata così: abbiamo voluto invitare delle donne con cui abbiamo un’affinità.  Alcune che hanno lavorato con noi in passato, altre con cui ci conosciamo da anni ma con cui non avevamo mai collaborato, altre ancora con cui abbiamo avuto incontri al di fuori del teatro» (Daniela Nicolò)

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