Teatro e video aspettando Christiane Jatahy

Ci sono tracce di una evoluzione possibile, dai primi esperimenti di video-teatro a oggi.
Il dispositivo dell’immagine riprodotta è entrato radicalmente nella pratica scenica, e si declina ormai come doppia, addirittura multipla narrazione.
Se in principio erano, almeno in Italia, gli esperimenti di Studio Azzurro (e Giorgio Barberio Corsetti) oppure in Svezia, le elaborazioni di videodanza di Birgit Cullberg, oggi le cose – anche per lo sviluppo tecnologico– sono decisamente cambiate.
Ai giganteschi monitor e ai poveri mezzi di quei primi sperimentatori, si sono sostituite microscopiche telecamere e grandi schermi; alle elaborazioni di ripresa fatte tra corpo caldo dell’attore e corpo freddo dell’immagine riprodotta, è subentrata una sapienza compositiva alta, degna spesso della maggiore esperienza cinematografica.

Ma a guardarla bene, la faccenda è un po’ complessa: la questione è intrigante anche e soprattutto se riferita al principio compositivo del “montaggio” che non è solo dello specifico filmico, ma anche – sin dalle origini – del teatro.
Nella scrittura stessa, dai tragici greci in poi, si contrapponevano immagini (verbali, narrative) a comporre una dialettica delle emozioni e dei sensi: ma è il Novecento, il secolo del “frammento”, delle rovine, delle violenze a fare del montaggio la chiave strutturale della narrazione tragica. Dunque il cinema, arte tutta novecentesca, ha formalizzato quella prospettiva come fondamento della composizione artistica. Tanto per fare un nome: Ėjzenštejn sta al cinema, e al teatro, come punto di riferimento imprescindibile.

Roger Bernat e Yan Duyvendak - "Please, continue (Hamlet)" - foto di Andrea Avezzù
Roger Bernat e Yan Duyvendak – “Please, continue (Hamlet)” – foto di Andrea Avezzù

E si potrebbe scrivere una “storia del teatro” seguendo quel percorso: basta seguire le ampie ricerche fatte dalla studiosa Anna Maria Monteverdi per rendersi conto di quante e quali possibilità ci siano in un simile campo di indagine, che sconfina spesso nella videoarte, che sfrutta al meglio la ricerca scientifica (basti pensare agli ologrammi) e che dà frutti eccellenti. Dunque il video è diventato, esso stesso, elemento drammaturgico: la telecamera si muove in scena, coglie primi piani e controcampi, evidenzia dettagli e sottolinea particolari apparentemente irrilevanti.
Il cameraman si fa attore tra gli attori, osservatore (in)discreto della narrazione scenica. Accade, ad esempio, che una regista del calibro di Katie Mitchell allestisca veri e propri set cinematografici, ricchissimi, che declinano la recitazione e la moltiplicano in diretta. E, tra quanti hanno vissuto le proposte della Biennale di questi anni, si ricorderà l’uso sistematico del video di Fabrice Murgia (che tornerà tra poco in Laguna), di Peeping Tom, Rodrigo García o Agrupación Señor Serrano oppure, naturalmente, di Thomas Ostermeier, cui forse possiamo “imputare” il ritorno disinvolto del video in scena.

Jan Klata - "Krol Lear" (foto M. Hueckel)
Jan Klata – “Krol Lear” (foto M. Hueckel)

Ma il passo, ulteriore, è dietro l’angolo: ovvero l’integrazione tra cinema e teatro.
E in questa prospettiva è affascinante il percorso, il gioco creativo della brasiliana Christiane Jatahy, attesa alla Biennale Teatro: pensa assieme alla scena e all’immagine riprodotta cinematograficamente in diretta.
Se lo scorso anno vedemmo Julia, attraversamento che la Jatahy fece di Signorina Giulia, quest’anno sarà la volta di una sua personalissima versione de Le Tre Sorelle in cui immagine reale e immagine riprodotta corrono assieme. E sarà interessante verificare quanto, e come, lo sdoppiamento narrativo voluto e cercato da Jatahy riuscirà a moltiplicare, a scandagliare ulteriormente l’universo cechoviano.

Ma, ripercorrendo il programma e quanto visto sin qui alla Biennale Teatro 2016, quello della Jatahy non è il solo caso: usano la telecamera Roger Bernat e Yan Duyvendak per stringere primi piani sui testimoni del loro processo intentato a Amleto; lavora sistematicamente con il video – in modo assolutamente arguto – Stefan Kaegi, svelando le contraddizioni e le manipolazioni possibili della comunicazione multimediale; entrano delle immagini riprodotte anche nel Gabbiano di Koršunovas, e nel Re Lear di Klata il video sostituisce di sana pianta il protagonista assente, svelando un potere che è ormai solo immagine virtuale e non più reale.
Si tratta, allora, di capire la valenza, la relazione, tra virtuale e reale, ovvero tra video e corpo, tra “suono” e voce.

Christiane Jatahy - "E se elas fossem para Moscou"
Christiane Jatahy – “E se elas fossem para Moscou”

Non sempre tutto riesce, ovviamente: non sempre quel cinema teatrale, o quel teatro cinematografico coglie nel segno o – restando in metafora – riesce a farsi segno necessario tra i segni spessi del palcoscenico. Per noi spettatori antichelli, che ancora preferiamo il sudore, il sangue, le lacrime, le risate dell’Attore vero, vivo, forte, quei “film” diventano a volte un surplus didascalico, una sottolineatura, un di più che paga il pegno alla comunicazione multimediale d’oggi. Il teatro allude e illude, non deve per forza mostrare tutto. E lo schermo lì sopra, che invece riverbera e raffredda, rischia di semplificare tutto, di spiattellare tutto.
Ma ci sono istanti – e Jatahy lo sa bene – in cui quello scandaglio feroce e implacabile che è la telecamera, diventa una sonda, uno stetoscopio per ascoltare, meglio, il cuore.
Lo sapevano i fratelli Lumière che, accanto alla rutilante immagine del treno in arrivo, avevano messo il volto dell’uomo che piange e che ride…

di Andrea Porcheddu

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...