Uscite dalle case, entrate nelle città! Manifesto collettivo

Workshop Drammaturgia di Eva-Maria Voigtländer– Biennale Teatro 2016

Vogliamo un teatro che generi tempo e non lo consumi.
Un tempo fatto di relazioni, conflitti e dibattito collettivo.
La promessa e la scoperta di una grande festa.

Un teatro diffuso che crei una rete di libero accesso tra happening, incontri, spettacoli, gallerie, musei, festival delle arti. Un teatro che permetta il confronto tra spettatori, attori, artisti visivi, registi, tecnici, drammaturghi, performer e traduttori. Un livello orizzontale dove non ci sia un linguaggio predominante bensì una valorizzazione delle differenti parti. Insieme delle arti sceniche, nel quale anche le marionette e i burattini godano della stessa dignità e dello stesso rispetto degli attori e del pubblico in carne e ossa, senza distinzione economica, razziale e sessuale.

Un teatro come ultima isola anti-capitalista e come prima isola post-capitalista, dove investire più tempo comune di quanto se ne riceva privatamente. Un teatro che oltre a chiedere finanziamenti rispetti le sue responsabilità nei confronti della propria comunità. Una gioia di vivere.

“Benedetta la città che fonda un teatro” (E. Bond).
Un servizio pubblico come diritto del cittadino.
Come una scuola. Come una biblioteca. Come una piscina pubblica.

Una riqualificazione urbana dalla periferia al centro, senza spazi chiusi, in degrado o in abbandono. Una istituzione pubblica come casa/teatro fondata sull’incontro e sulla condivisione che sappia trasmettere la complessità del reale.

Un teatro che non deve fare scuola, ma che sappia trasmettere lo stesso alfabeto, come la scuola.
Strumento critico che educhi alla bellezza, al sentimento e alla poesia, che non contribuisca a raffreddare la nostra epoca, ma che porti calore e nutrimento.

Una pedagogia che riparta dal piacere. Il piacere di vedere un’opera, il piacere di una “educazione estetica del genere umano” (F. Schiller).

Uscite dalle case, entrate nelle città!

Una città dove il teatro si faccia sentire come “brace viva e non cenere” (A. Schoenberg).

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