Parole d’artista: Enrico Castellani (Babilonia Teatri) | talk

«È un premio che è arrivato assolutamente inaspettato. È un periodo carico di dubbi e ricevere questo riconoscimento è stato per noi un’iniezione di fiducia, per portare avanti il nostro percorso anche nonostante tutto quello che c’è intorno»

«Abbiamo iniziato lavorando nelle scuole e in carcere. Nessuno di noi ha avuto una formazione accademica. Eravamo noi a proporre il teatro ad altre persone che non facevano parte di questo mondo e così abbiamo dovuto cercare una lingua che consentisse loro di entrarvi in relazione»

«Rispetto all’inizio del nostro percorso, oggi resta assolutamente la volontà di raccontare il mondo, di farci i conti. E continua a rimanere la voglia di trovare una lingua teatrale capace di raccontarlo.
(…) In questo tempo, l’arte va sempre più verso forme aperte e il tipo di lavoro che abbiamo fatto per esempio con Pinocchio permette di far entrare ancora di più il mondo nel teatro. C’è un grado di improvvisazione e di libertà che continua a tenere aperta la forma-spettacolo»

«Non sono io che espongo gli attori di Pinocchio, ma sono loro che decidono di farlo. Semmai il problema è negli occhi di chi guarda.
Quale sia il grado di consapevolezza quando un attore sale sul palco e si mostra, guidato o meno dal regista, è una domanda valida per tutti»

«Per me il teatro è sociale per definizione. Altrimenti non è teatro. Quando abbiamo deciso di fare Pinocchio era per noi chiarissimo che avremo portato lo spettacolo nei circuiti teatrali per noi consueti. Per me non ha molto senso portare questo tipo di lavori in contesti specificamente dedicati, a persone che hanno già una sensibilità rispetto a questi temi»

«Purgatorio è la seconda tappa di un percorso sulla Divina Commedia. Dante è sullo sfondo, forse addirittura più lontano del libro di Collodi nel nostro Pinocchio. A volte basta un titolo per evocare suggestioni in chi guarda.
Stiamo lavorando molto sul gruppo, sulla relazione dialogica fra me e gli attori; ma come queste cose staranno insieme alla fine ancora non lo sappiamo»

«Ho un unico consiglio: andare a vedere il teatro. E poi farlo. Perché solo leggendo o studiando non si può capire fino in fondo»

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