Parole d’artista: Declan Donnellan | talk

«Io e Nick Ormerod ci consideriamo dei “rifugiati culturali”. La mia famiglia è irlandese e sono cresciuto in Inghilterra, per cui ho sempre avuto problemi d’identità.
Il progetto europeo è molto importante, a volte rischiamo di dimenticare la sua serietà. Anche oggi rimane una possibilità fondamentale, come lo era anche nel 1914 o nel 1939»

«Credo che il teatro sia molto politico, ma non credo che ci debba dire cosa votare. Invece, deve porre domande. L’atto politico del teatro consiste nel parlare a gente che ha punti di vista diversi dal tuo»

«Una cosa molto importante è scegliere da dove cominciare. E anche man mano che il lavoro procede occorre tornare ai principi iniziali. Nella mia compagnia non iniziamo mai dalla lettura, ma dalla pratica del testo»

«Per iniziare a lavorare bisogna studiare, sapere molto. E poi però occorre saper anche dimenticare tutto quello che si sa. Non ha senso avere una fantasia preesistente»

«Non nasciamo con l’empatia né con la capacità di amare – sono cose che bisogna imparare nel corso della vita. Per esempio, io sono irlandese, sono cattolico, dunque so cos’è la colpa e posso capire alcune parti del Macbeth – che è oggetto del nostro workshop – ma non ho mai fatto niente di simile al protagonista.
Il teatro è un viaggio immaginativo. Ci sarà sempre posto per un teatro come questo nonostante tutti i nostri tentativi per distruggerlo»

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