L’incanto e la seduzione, tra maestri e allievi

Venezia, si sa, è la città più romantica al mondo. Lo sapeva Gabriele D’Annunzio, quando scriveva il romanzo Il fuoco, in cui la bellezza regale del paesaggio prende il sopravvento sui personaggi, fino ad appiattirli sullo sfondo: «Ogni ansia cedette al piacere semplice che davano ai suoi occhi gli spettacoli mattutini. Gli celavano il pallore di Perdita le fronde soverchianti i muri degli orti, ove già si svegliava il cinguettio dei passeri. Nelle ondulazioni dell’acqua si persero le labbra sinuose della cantatrice. Accadeva in lui quel che accadeva intorno. L’arco e l’eco dei ponti, le alghe natanti, il gemito dei colombi erano come il suo respiro, la sua fiducia, la sua fame». Parole che dipingono con delicatezza il ritratto di un uomo sessualmente appagato dopo aver abbandonato una «non più giovine» donna, «la Foscarina». [G. D’Annunzio, Il fuoco, a cura di Niva Lorenzini, Arnoldo Mondadori editore, Segrate, 1996, p. 120]

British actor aPrague, Czech R (CTK via AP Images)
Mark Ravenhill (foto Michal Krumphanzl)

La seduzione, allora – descritta dall’enciclopedia Treccani come l’atto di «distogliere dal bene con lusinghe e allettamenti […] indurre una persona, forzandola con false promesse […] ad avere rapporti sessuali» – si può dire “di casa” nella Serenissima. E qui nacque, crebbe e cominciò le sue prime avventure amorose – narrate nell’autobiografia Histoire de ma vie (Storia della mia vita) – il seduttore per antonomasia Giacomo Casanova. Proprio da una simile suggestione ha preso spunto Mark Ravenhill, ospite alla Biennale con un workshop: ha scelto per la sua ricerca il rapporto tra seduzione e teatro, esplorando le possibilità drammaturgiche insite nel meccanismo della relazione “seduttore/sedotto”.

Viene da chiedersi quali, tra le infinite, potrebbero essere state le fonti di ispirazione, ovvero le scene teatrali prese da Ravehnill per il suo gioco teatrale. Restando a quanto visto recentemente alla Biennale, allora, possiamo provare a citarne alcune.

Opendoors di Toni Servillo (foto di Andrea Avezzù)
Opendoors di Toni Servillo (foto di Andrea Avezzù)

Prima fra tutte, la celebre sequenza tra Donna Anna e Don Giovanni, rielaborata in Elvire Jouvet 40 da Brigitte Jaques, evocata da Toni Servillo, in un piccolo assaggio durante l’Opendoors. Don Giovanni, di fatto contraltare di Casanova, è assurto alla categoria di mito della modernità, di paradigma sociale, di riferimento per moltissima letteratura, cinema, teatro, opera. Dal Burlador di Sevilla, da Mozart e Da Ponte, passando per il celebre film-opera diretto da Joseph Losey (1979), fino a Max Frisch, l’implacabile seduttore continua a sedurre, passando dal cinema, alla musica, alla tv al teatro.

Christiane Jatahy - "E se elas fossem para Moscou?"
Christiane Jatahy – “E se elas fossem para Moscou?”

E ancora, per restare in tema di brillanti ibridazioni, come non ricordare la struggente seduzione di Maria da parte di Veršinin ne le Tre sorelle riscritte per il teatro al servizio del cinema da Christiane Jatahy? In quel capolavoro che si è rivelato E se elas fossem para Moscou?, l’amore viene consumato sotto l’occhio cinico della telecamera, in una scena carica di poesia e sensualità. Ma la regista brasiliana era già stata alla Biennale l’anno scorso, con un altro spettacolo ispirato a un classico, che ruota intorno al tema della seduzione: Julia, da La signorina Julie di August Strindberg. E, sempre lo scorso anno, a Venezia ce n’era stato ancora un altro, con ritratto di seduttore: El caballero de Olmedo di Lope de Vega, portato in scena da Lluís Pasqual. Storia d’amore, morte e magia, l’opera rappresenta un’ulteriore forma di seduzione: quella diabolica, tra stregonerie e invocazioni al diavolo.

Diabolico, ma in ben altro senso, anche il Riccardo III, allestito alla Biennale 2013, con El año de Ricardo, da Angélica Liddell, insignita del Leone d’Argento nello stesso anno e ora tra gli artisti in residenza. Riccardo III è l’emblema della seduzione del male: non ha fascino né bellezza dalla sua parte, e l’unica arma in suo possesso è la parola. In una delle sequenze più intriganti della storia della drammaturgia mondiale, grazie alle sue suadenti argomentazioni, riesce a far capitolare Lady Anna, dopo averle ucciso padre e marito.

Angélica Liddell - "El año de Ricardo"
Angélica Liddell – “El año de Ricardo”

D’altronde, la forza che la parola e l’intelletto producono sui sensi rappresenta uno dei segreti reconditi dell’arte. Casanova era un appassionato viaggiatore prima ancora di essere un “seduttore” e, come ha notato lo studioso Dominic Siracusa, «il processo di pensiero che risiede dietro l’arte è connesso al movimento. Più posti si frequentano, più sono le cose alle quali siamo esposti, più apprendiamo. Per il libertino (…) viaggiare riempie il desiderio di apprendimento continuo, di scoprire nuove mentalità, di ricostruire costantemente l’”ego” e prevenire una stagnazione dell’identità».

Ci piace, allora, pensare che alla Biennale siano presenti molti seduttori: tanti “Casanova” che hanno percorso centinaia, migliaia, di chilometri mossi dal desiderio di conoscenza, pronti a sedurre, appassionatamente, operatori, spettatori, curiosi, e a lasciarsi sedurre, a loro volta, dalle suggestioni dei maestri. Alla Biennale College nascono – e a volte non muoiono – storie di seduzione bellissime: alcune relazioni probabilmente saranno destinate a finire, ma altre forse no. Resteranno comunque i ricordi di un’avventura, di uno scambio intenso, passionale, tra gli allievi e i maestri.

Oskaras Korsunovas - "Il gabbiano"
Oskaras Korsunovas – “Il gabbiano”

La scena, come la vita, segue le leggi dell’attrazione. A volte sono fatali, crudeli, perverse. Altre, invece, sono il punto di partenza di amori intramontabili. Diceva qualcosa di simile Nina a Trigorin, nel Gabbiano portato in scena da Oskaras Koršunovas: «Sono attratta dal teatro come un gabbiano da un lago». Nella sua versione dell’opera di Cechov convivono sul palco seduttori e sedotti, ma a ben vedere, poi, il seduttore che miete più vittime è proprio il Teatro… 

di Renata Savo

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