Archivi categoria: 6 agosto 2015

Il discorso di quelli che restano, una lettura su “Giulio Cesare” e “Hate Radio”

Il Giulio Cesare di Shakespeare scritto tra il 1599 e il 1600 è stato lo spunto per l’intervento drammatico ideato da Romeo Castellucci, andato in scena nel cortile del conservatorio Benedetto Marcello. Giulio Cesare. Pezzi staccati riprende due monologhi del testo originale: il primo, recitato da Simone Toni che incarna il personaggio di “…VSKJI” – nome che fa allusione al maestro Stanislavskij –, e il secondo recitato da Dalmazio Masini come Marcantonio. In questi monologhi si focalizzano due momenti della storia di Cesare: il discorso del ciabattino che introduce ciò che avverrà nel Senato romano, ovvero la congiura di cui Cesare è stato vittima, motivata dall’invidia verso il crescente potere dittatoriale; e l’elogio funebre pronunciato per Cesare tradito dai suoi stessi pari che, in nome della libertà di Roma, hanno pianificato e compiuto il suo assassinio.

Hate Radio diretto da Milo Rau riprende il contesto del genocidio accaduto in Rwanda nel 1994, in cui durante quasi quattro mesi vennero massacrati più di mezzo milione di tutsi, una delle comunità autoctone dell’Africa Centrale.

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Video-reportage dal workshop di Max Glaenzel e Albert Faura

Max Glaenzel, scenografo, e Albert Faura, light designer, per la Biennale Teatro 2015 conducono un workshop dedicato allo spazio scenico e all’illuminotecnica.

Un video-reportage per scoprire il lavoro che stanno sviluppando, conoscere i maestri e i partecipanti del laboratorio con alcune interviste.

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Un trittico in Biennale per Antonio Latella

Sbarca a Venezia l’opera di Antonio Latella e della sua compagnia Stabilemobile: la serata del 6 agosto è interamente dedicata al regista, con la presentazione di tre monologhi su altrettante figure emblematiche del Novecento, ciascuna delle quali rimanda a livelli, problemi e ferite con cui forse la cultura occidentale non ha ancora smesso di fare i conti. Un trittico, quasi una “mostra teatrale” come la definisce il regista, che torna a riflettere sulle macerie, la storia e la memoria europea. 

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Un “terremoto” alle prove di Latella

“La terra trema” all’interno della Biennale di Venezia. Per il regista Antonio Latella, il terremoto prende la forma di uno degli scandali più sconvolgenti della storia della Chiesa: la pedofilia. Per esplorare questo tema, Latella ha riunito un gruppo eterogeneo “in via di estinzione” – come afferma in tono scherzoso – di attori, registi e drammaturghi provenienti da tutta Italia. Volti intensi, corpi che raccontano già di per sé storie molto diverse, corpi consapevoli del loro essere in scena e desiderosi di mettersi in gioco. C’è un clima molto rilassato in sala – di grande collaborazione e stima reciproca – ma allo stesso tempo una grande concentrazione: i partecipanti sono tutti presenti, puntuali e pronti al lavoro.

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La parola crudele: su “Hate Radio” di Milo Rau

Una radio, bastoni chiodati, machete: fu sufficiente un armamentario primo-novecentesco per compiere uno dei più efferati massacri della storia contemporanea, quasi a negare quello sviluppo tecnologico piegato, nel secolo di Hiroshima (di cui l’anniversario ricorre in questi giorni, il 6 agosto), alla volontà di sterminio. Il genocidio del Ruanda sfida – con l’orrore dei corpi martoriati dalle lame, i linciaggi disorganizzati, gli stupri di massa – la sicumera della cultura filosofica e politica del secondo dopoguerra, certa che gli immensi stermini, o la morte pianificata e industrializzata, fossero inestricabilmente legati agli incontrollabili sviluppi della scienza. Ma la Storia sembra procedere per salti e ricorsi: e fu un oscuro passato quello che, a partire dal 6 aprile 1994, interruppe la continuità di atrocità che lega, in un sanguinoso progresso, le trincee al napalm, il gas nervino alle testate termonucleari.

Radio Libre des Mille Collines è il nome rassicurante e poetico della stazione ruandese che ebbe un ruolo principe nell’istigazione all’odio razziale nei confronti della popolazione Tutsi: quelle onde corte rappresentarono un megafono demagogico di una follia cieca, la voce di un Dio barbaro al quale obbedire in un’esaltazione collettiva e omicida.
Milo Rau ricostruisce tutto questo nello spettacolo Hate Radio, riproponendo una qualsiasi puntata di un seguitissimo radio-programma dal linguaggio colorito e pop, durante il quale, tra canzonette accattivanti e quiz a premi, l’italo-belga Georges Ruggiu, in compagnia di Kantano Habimana e di Valérie Bemeriki, aizzò la popolazione Hutu a uccidere e brutalizzare tutti gli inyenzi, gli “scarafaggi” Tutsi. È, quella di Rau, un’operazione, filologica e straordinaria, di millimetrica adesione alla realtà fattuale, che tuttavia travalica il mero giornalismo per riflettere sullo statuto stesso della comunicazione umana.

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Leone d’Oro e d’Argento 2015: una video-intervista

In esclusiva per Biennale Teatro, le parole di Christoph Marthaler, insignito del Leone d’Oro alla carriera, e Agrupación Señor Serrano, Leone d’Argento per l’innovazione teatrale.

Video-intervista di Anna Pérez Pagès e Paul Fernandez