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Residency Insight | Angélica Liddell

Dalla residenza di Angélica Liddell: una video-intervista all’artista insieme alcune immagini dal processo di lavoro.

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Ieri e oggi: il teatro e la peste

Dopo centinaia d’anni di sospetto e censura, il Decameron torna a parlare al presente. Sarà innesco, stimolo, suggestione stasera dell’Opendoors di Angélica Liddell, in residenza alla Biennale Teatro per la creazione del suo nuovo spettacolo.
Contestata per immoralità quasi immediatamente dopo la pubblicazione, discussa nel clima pre- e post-tridentino, subito inserita nel Cinquecento nell’Indice dei libri proibiti, la maggiore opera di Boccaccio riprende il centro dell’attenzione fra Otto e Novecento, diventando riferimento e spunto importante nelle arti, nella cultura e nella letteratura degli ultimi 150 anni.
Sarà per la forma della favola, per il suo afflato allo stesso tempo sovversivo, popolare, ed educativo. Sarà per i protagonisti, una libertina brigata di giovani in fuga che sceglie di rinchiudersi insieme in campagna, sottraendosi all’infuriare del morbo in città. Sarà forse per la cornice – ma è certo molto più che una cornice, come sosteneva il nostro maggiore studioso boccaccesco, Vittore Branca – della peste del 1348, che l’autore sceglie come contesto dell’opera, scritta mentre il flagello si stava abbattendo su Firenze e sulla famiglia dell’autore stesso, e pubblicata proprio a ridosso dell’epidemia.

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Maestri senza maestri?

Nel talk pubblico di ieri, Angélica Liddell, rispondendo a una domanda sui propri maestri, ha dichiarato di non aver trovato riferimenti nel teatro, che l’arte scenica non ha avuto grande influenza su di lei (qui si possono leggere alcune citazioni dall’incontro).

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Parole d’artista: Angélica Liddell | talk

«Non mi interessa il moderno. Ho una nostalgia quasi malata per l’antichità. Cerco di restituire al teatro la sua spiritualità, la sua dimensione sacra. D’altra parte il teatro sarà sempre qualcosa di veramente antico, non potrà mai essere moderno»

«La violenza ha a che fare con la spiritualità. Non c’è spirito senza conflitto: la nascita, il sesso, la morte sono violenti. I riti e le rappresentazioni legati a questi conflitti – e così il teatro – sono per forza violenti. Ma è una violenza che fa parte di noi, del conflitto dell’uomo con se stesso»

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Angélica Liddell: una “artista total” in residenza alla Biennale

Angélica Liddell, in residenza alla Biennale Teatro 2016, è – come si è trovata spesso a constatare lei stessa – una “artista total”: fin dagli esordi è regista, attrice, autrice dei testi che porta in scena (inizialmente spesso da sola); cura le scene, i costumi e praticamente tutto quello che fa parte degli spettacoli; mentre, fuori dal palcoscenico, scrive fra l’altro saggi e poesia, è impegnata nel video e nella fotografia d’arte (belli e strazianti alcuni suoi auto-ritratti pubblicati online).

Ma si potrebbe dire che la storia teatrale di Liddell sia cominciata dalla parola, dalla parola scritta, anche letteraria e poetica – una tendenza peraltro non così anomala nella Spagna fra anni Novanta e Duemila, tanto che lo studioso Oscar Cornago scrive un libro sul fenomeno intitolato Políticas de la palabra. Secondo Cornago, si assiste alla rinascita di una dimensione politica del teatro nella Spagna di fine Novecento, che emerge dalla scena della ricerca proprio a partire dalla scrittura, dalla dimensione testuale e drammaturgica.

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