Archivi tag: biennale teatro 2015

Giorni critici

Questo è stato il nostro “esito”, la nostra performance quotidiana.
In un laboratorio di scrittura critica e social media, un blog diventa il nostro spettacolo, che ha per scenografia wordpress, per drammaturgia facebook e per colonna sonora twitter.
Anche da noi, come in buona parte degli spettacoli visti in questa Biennale, si è fatto uso della telecamera (e delle fotografie). Il video è stato non solo documentativo, ma anche di apertura per delle “testimonianze” brevi, in forma d’interviste ai laboratoristi, che hanno contribuito non poco a raccontare il clima di questi giorni.

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“Pinocchio” e la metamorfosi del corpo

“Uscire dal coma, perdere il passato, non trovare il futuro, essere Pinocchio, burattini senza fili”.
Sul fondo della scena troviamo un uomo seduto, solo dei pantaloncini mettono in risalto una pancia abbondante e un finto naso lungo applicato lo rendono un “Pinocchione”. Nel mezzo sono posizionate tre sedie, dove pian piano salgono tre persone, tutti a petto nudo. Il primo è Paolo Facchini, dopo di lui con passo claudicante, arriva Luigi Ferrarini, che indossa un costume da mare e un’imbracatura, l’ultimo a salire è il giovane Riccardo Sielli.

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INTERVISTE DAL LABORATORIO DI FABRICE MURGIA: MONICA SERRA

La parola ai partecipanti dei laboratori inseriti nel progetto La terra trema. Il tema diventa pretesto per raccontarsi, esprimere la propria prospettiva sul lavoro del workshop e sul mondo in cui vivono e lavorano.

Intervista a Monica Serra, dal laboratorio diretto da Fabrice Murgia che lavora su Santiago.

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INTERVISTE DAL LABORATORIO DI FABRICE MURGIA: CECILIA CAMPANI

La parola ai partecipanti dei laboratori inseriti nel progetto La terra trema. Il tema diventa pretesto per raccontarsi, esprimere la propria prospettiva sul lavoro del workshop e sul mondo in cui vivono e lavorano.

Intervista a Cecilia Campani, dal laboratorio diretto da Fabrice Murgia che lavora su Santiago.

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Il canto indomito della bestia al macello. Su “Lingua Imperii” di ANAGOOR.

Nel quadro Yuri Novelli Gagarin (1961) dell’artista di origini austriache Gastone Novelli, composto da fotografie in bianco e nero e scritte in stampatello disegnate a mano, si legge: “Un uomo non può vivere senza esprimersi in qualche modo, un uomo non può fare della propria vita qualcosa di irriconoscibile, ed è per questo che uno ha il diritto di fare cose sbagliate, purché siano un tentativo di accorgersi della propria esistenza. Mettere insieme delle cose che rassomiglino ad una sedia mobile e ad una sedia trasparente. Una grande bolla di sapone”.

La storia di Novelli, narrata nel corso di L.I. Lingua Imperii. Violenta la forza del morso che l’ammutoliva, spettacolo del 2012 del collettivo Anagoor, è quella di uno degli innumerevoli uomini che nel corso della seconda guerra mondiale si trovarono prigionieri di un campo di concentramento.

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Nel Laboratorio di Jan Lauwers

Lo spazio è immenso e vuoto: pavimento di compensato, arcate che prolungano il soffitto al cielo, una fila di sedie nere coperte di abiti, da un lato, e un tavolo-regia coperto di documenti, computer e un vaso di vetro pieno di frutta colorata, dall’altro. Due finestroni aperti sul cortile dell’Arsenale proiettano fiocamente all’interno della stanza quel sole che fuori brucia. È la Sala d’Armi che sta ospitando, all’interno del progetto La terra trema, il laboratorio di Jan Lauwers che ha scelto come territorio “tremante” di lavoro l’Europa

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