Archivi tag: Eva-Maria Voigtländer

Dal workshop di Eva-Maria Voigtländer

Ho da pochi giorni partecipato al workshop di Eva-Maria Voigtländer.
Avevo fatto domanda per questo seminario perché mi incuriosiva la figura del dramaturg ed essendo un’attrice-autrice, immaginavo di poter essere notevolmente nutrita dal lavoro che sembrava proporre.

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La musica della Biennale Teatro: si ascolta, si balla e si parla, tra finzione e realtà

Alla Biennale Teatro si ascolta molta musica. E si balla, anche. Dove? In scena, ovvio.

Lo spettacolo di Christiane Jatahy E se elas fossem para Moscou?, liberamente ispirato a Tre sorelle di Cechov, ne ha dato una bellissima dimostrazione. Il palcoscenico sul quale le protagoniste, in abiti contemporanei, festeggiavano il compleanno della più giovane delle tre, Irina, si è trasformato in un dance floor che ha visto precipitarsi in scena gli spettatori, invitati a unirsi alle danze. Boys Don’t Cry dei The Cure, Freedom nella cover di George Michael, e poi la ballata rock di Satellite of Love di Lou Reed: il gruppo di spettatori è diventato il centro della visione, lo spettacolo nello spettacolo per quelli rimasti seduti a guardare. E poi, poco dopo, è stato il trio di attrici a muovere semplici passi di danza sulla melodia vintage di Little Eva e della sua intramontabile The Locomotion.

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Uscite dalle case, entrate nelle città! Manifesto collettivo

Workshop Drammaturgia di Eva-Maria Voigtländer– Biennale Teatro 2016

Vogliamo un teatro che generi tempo e non lo consumi.
Un tempo fatto di relazioni, conflitti e dibattito collettivo.
La promessa e la scoperta di una grande festa.

Un teatro diffuso che crei una rete di libero accesso tra happening, incontri, spettacoli, gallerie, musei, festival delle arti. Un teatro che permetta il confronto tra spettatori, attori, artisti visivi, registi, tecnici, drammaturghi, performer e traduttori. Un livello orizzontale dove non ci sia un linguaggio predominante bensì una valorizzazione delle differenti parti. Insieme delle arti sceniche, nel quale anche le marionette e i burattini godano della stessa dignità e dello stesso rispetto degli attori e del pubblico in carne e ossa, senza distinzione economica, razziale e sessuale.

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Parole d’artista: Eva-Maria Voigtländer | talk

«Quello del dramaturg è un lavoro difficile da descrivere.
È una sorta di “testa d’uovo” del teatro, profondamente legata al teatro tedesco, che è molto finanziato e ha una tradizione di ensemble fissi, di repertorio e di pianificazione delle stagioni. Proprio questo è uno dei compiti principali del dramaturg: il rapporto fra il regista e l’attore, l’individuazione del nostro target, la riflessione su che cambiamento vogliamo proporre alla società contemporanea.
Poi c’è tutta la parte del lavoro concettuale, in relazione alla regia, alla scenografia, ai costumi; si tratta di sviluppare una pièce, cercare di leggere un’opera e interpretarla insieme.
Alla figura del dramaturg, come vedete, appartengono tantissime sfaccettature».

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Il dramaturg fra Italia e Europa

Uno spettro si aggira per l’Italia: è il dramaturg.
Attivo in tutta Europa, da noi a stento si fa vedere.
In principio, si sa, furono Lessing e Goethe, e forse per questo, nel Belpaese dei capocomici, la tradizione di un mestiere complesso e vitale non si è radicata.
In Italia preferiamo scegliere: o il testo “classico”, sacro e inviolabile, oppure il “regista-autore”, che passa allegramente dalla cosiddetta “scrittura scenica” alla sistematica riscrittura alla creazione vera e propria. La mia è una generalizzazione grossolana, me ne rendo conto, ma (temo) non troppo distante dalla realtà.
Il regista, insomma, preferisce spesso fare tutto, e da solo.
Nella grande, eterna (e sterile) battaglia tra teatro mainstream e teatro di ricerca, in Italia i ruoli si sono troppo cristallizzati.

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