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Nel Laboratorio di Jan Lauwers

Lo spazio è immenso e vuoto: pavimento di compensato, arcate che prolungano il soffitto al cielo, una fila di sedie nere coperte di abiti, da un lato, e un tavolo-regia coperto di documenti, computer e un vaso di vetro pieno di frutta colorata, dall’altro. Due finestroni aperti sul cortile dell’Arsenale proiettano fiocamente all’interno della stanza quel sole che fuori brucia. È la Sala d’Armi che sta ospitando, all’interno del progetto La terra trema, il laboratorio di Jan Lauwers che ha scelto come territorio “tremante” di lavoro l’Europa

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Il poeta come saltimbanco. Lo spauracchio dell’identità culturale secondo Jan Lauwers

Inizia come una masquerade, il Blind poet di Jan Lauwers e della sua Needcompany. Sul palco la coreografa e performer Grace Ellen Barkey (il nome viene ripetuto circa trenta volte in dieci modi diversi), con la faccia dipinta da clown, con un copricapo kitsch pieno di fiori colorati. Davanti a lei, allineati sul perimetro dell’avanscena, ci sono gli altri attori della compagnia, assieme a Jan Lauwers.

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Lauwers alla Biennale Teatro 2010-2015: un percorso con gli articoli del laboratorio di critica

Jan Lauwers, alla Biennale 2015 il 5 agosto con The blind poet, è un artista che è stato più volte protagonista del festival veneziano diretto da Àlex Rigola: dal primo laboratorio del 2010, fino al bellissimo Isabella’s Room, poi con il lavoro sui Sette peccati e su Shakespeare, fino al Leone d’Oro 2014.
Ripercorriamo la sua presenza alla Biennale Teatro attraverso articoli, interviste, recensioni e approfondimenti prodotti in questi anni dai partecipanti al laboratorio di critica, che hanno seguito il percorso di Lauwers e della sua Needcompany fra laboratori, spettacoli, incontri.

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Inside Jan Lauwers: il workshop

Sabato 9 agosto è stato presentato al pubblico l’esito di “Just for Venice”, laboratorio condotto alla Biennale dal Leone d’Oro 2014 Jan Lauwers. Con alcuni componenti della sua Needcompany ha lavorato all’Arsenale una settimana con una dozzina di giovani performer, che vi presentiamo qui in una video-intervista.

Diario di un’infiltrata. Il laboratorio “Just for Venice” di Jan Lauwers

Vado al laboratorio dell’artista fiammingo Jan Lauwers all’indomani del conferimento del Leone d’Oro. È appena il terzo giorno di lavoro, con 15 giovani attori (8 uomini e 7 donne), ai quali veniva richiesto di saper “cantare e/o suonare uno strumento”. Quando entro, il regista sta commentando dettagliatamente la recitazione dell’unico attore presente in scena, assicurandosi che “faccia” un’azione piuttosto che “recitarla” – un leitmotiv ricorrente durante la sessione. Il ragazzo si rivolge direttamente ai pochi presenti in sala, portando in vita un nuovo testo di Lauwers su due “errori” di Peter Brook, contenuti ne Lo spazio vuoto.

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Il discorso di Jan Lauwers Leone d’Oro 2014

Lunedì 4 agosto 2014 la Biennale di Venezia conferisce il Leone d’Oro a Jan Lauwers. Artista poliedrico e instancabile di base ad Anversa, con la sua Needcompany e nel suo percorso autoriale ha saputo indicare possibilità innovative di interazione fra diversi linguaggi, per un’esperienza performativa a tutto tondo, capace di scavare in profondità nelle luci e nelle ombre dell’identità umana.

Quello che segue è il discorso che Jan Lauwers ha pronunciato in occasione della cerimonia di premiazione, che si è svolta nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian.
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Un fiammingo a Venezia: Jan Lauwers verso il Leone d’Oro

Oggi alla Biennale Teatro di Venezia è il giorno di Jan Lauwers. L’artista riceverà il Leone d’Oro alla carriera questa sera alle 18 nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, dalla mani del Presidente della Biennale Paolo Baratta e del direttore della sezione Teatro, Àlex  Rigola.

Jan Lauwers, fiammingo – in bilico tra culture sin dalla nascita – lavora dal 2009 in residenza al Burgtheater di Vienna. Il regista è “internazionale” anche nella produzione: formatosi come pittore, lavora oggi con la sua compagnia spaziando tra arti visive e performative, musica, danza e teatro. Nel 1986 fonda con Grace Ellen Barkey Needcompany: una decisa affermazione della sua necessità di avere una compagnia, sia intesa come compagnia teatrale, che come comunità intorno a lui.

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